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Bari, Scuola di Medicina studia la lipoproteina(a): potrebbe contribuire a causare ictus e infarti

Bari, Scuola di Medicina studia la lipoproteina(a): potrebbe contribuire a causare ictus e infarti

La Scuola di Medicina dell'Università di Bari ha avviato uno studio sulla lipoproteina(a), meglio conosciuta come Lp(a), ancora poco conosciuta e dosata, che tuttavia si ritiene possa contribuire a causare ictus, infarto al miocardio e arteriopatia obliterante periferica. Se ne è parlato durante la convention internazionale tenutasi a Bari il 26 marzo scorso dal titolo 'Advance in renal replacemenet therapy', nel quale si è discusso anche dell'ipotesi di un collegamento fra la presenza del sangue di questa lipoproteina e morti giovanili improvvise.

 

Solo in Puglia si stimano circa 9mila infarti all'anno, il 40 per cento dei quali in soggetti al di sotto dei 50 anni di età. Lo studio riguarderà proprio persone giovani, nel tentativo di fare prevenzione - non esistendo ad oggi farmaci efficaci a ridurne i valori - e di stabilire una correlazione fra la presenza di questa lipotreina, dovuta a fattori genetici, e lo sviluppo di malattie cardiovascolari. La ricerca è stata avviata dall'equipe del professor Loreto Gesualdo, preside della Scuola di Medicina dell'Università di Bari. Qui da anni si eseguono procedure di aferesi terapeutica, una sorta di lavaggio del sangue, per ridurre i valori di Lp (a).

 

"Il nostro è un centro di riferimento regionale che richiama pazienti non solo dalla Puglia, ma anche da regioni limitrofe - spiega il preside Gesualdo - Disponiamo delle apparecchiature di depurazione del sangue più moderne, in grado di trattare con aferesi diverse patologie molto invalidanti". Il professor Giovanni Pertosa, responsabile della gestione delle tecniche depurative extracorporee in area critica e delle procedure di aferesi terapeutica del Policlinico di Bari, spiega che "da oltre 15 anni eseguiamo procedure aferetiche presso il nostro centro a pazienti con problemi sia di colesterolo che Lp(a). La Lp(a), da alcuni definita il terzo colesterolo', è ancora poco conosciuta e soprattutto poco dosata nei laboratori".

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