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Bari, inaugurato nuovo centro socio-educativo a San Girolamo. Decaro: “Un gesto d’amore per la città”

È stato inaugurato oggi a Bari il nuovo Centro Servizi per le famiglie di San Girolamo, con attività decentrate a Fesca, San Cataldo e Marconi, finanziato nell’ambito del fondo regionale per le Politiche della famiglia 2015 e nato dal lavoro condiviso tra Comune di Bari e Regione Puglia sui temi della famiglia.

 

Il servizio lavorerà strettamente in rete con le agenzie educative territoriali, le parrocchie vicine, il ministero di Giustizia e il Tribunale per i minorenni. Il progetto, gestito dall’ATI composta dalla fondazione Giovanni Paolo II onlus (capofila) e dalle cooperative sociali Progetto Città e Gea, “è finalizzato – si legge in una nota – alla promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, al miglioramento della relazionalità coniugale, genitoriale e familiare e sarà aperto alla partecipazione di singoli, coppie, famiglie, cittadini italiani e stranieri, minori e adulti, nonché portatori di handicap lievi”. Il centro si trova nei locali adiacenti all’Istituto comprensivo Duse. L’individuazione delle attività da realizzare, dei target “innovativi” e delle modalità di organizzazione “nasce da un’attenta analisi dei bisogni sociali del territorio che ha portato l’amministrazione a promuovere un nuovo centro servizi in un’area cittadina che ne era sprovvista”.

 

“Aprire un nuovo spazio dove le famiglie sono accolte significa fare un gesto d’amore per la città – ha detto il sindaco – Con questo nuovo spazio di San Girolamo sono 10 i centri per le famiglie che si aggiungono ai 14 centri sociali per minori che sono diffusi in tutta la città, oltre la comunità Chiccolino. Negli ultimi anni ne abbiamo aperti tre, tutti in quartieri periferici per contrastare la devianza minorile, l’abbandono scolastico e per sostenere quelle famiglie che in tanti casi, da solo non ce la fanno”. “Attraverso questi presidi del welfare, – ha aggiunto – riusciamo a prevenire la devianza e ad intercettare oltre 10.000 famiglie che hanno bisogno del nostro aiuto e che imparano a stare insieme attraverso i loro figli”.

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