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Bari, palazzina della morte in via Archimede. Il legale: “Si accerti il disastro”

È una bomba ad orologeria il palazzo di via Archimede 16. La palazzina della morte, come è stata definita: dagli inizi degli anni ’90 fino ad oggi 21 casi di tumore, per la maggior parte rari. C’è chi sta ancora lottando e chi, invece, non ce l’ha fatta. Tutti causati da sostanze tossiche sprigionate dalla discarica comunale, attiva fino al 1971 e poi dismessa ma messa in sicurezza solo dopo 26 anni.

“Ho baciato quei muri non appena arrivato in quella casa popolare dopo uno sfratto. Quelle pareti ci stanno ammazzando”. A parlare oggi è Antonio Magliocchi, uno dei residenti che con un comitato si sono opposti alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Bari perché è trascorso troppo tempo dai fatti. Quello stesso tempo che continua a scorrere e che potrebbe portare alla luce altri casi. Parliamo di tumori per la maggior parte rari che hanno, a volte, anche 45 anni di latenza. I 50enni di oggi, quindi, potrebbero ancora scoprire di essere malati.

Quei fuochi fatui, quelle fiammelle che si vedevano dalle finestre hanno bruciato di tutto, anche materiali nocivi. Sulle pareti esterne sono state trovate tracce di diossina ma potrebbe non essere l’unica sostanza nociva. “Quella diossina che è stata rinvenuta sugli intonaci esterni del lato Ovest della palazzina – sottolinea il Medico Legale Davide Ferorelli – non è l’agente che ha causato le patologie ma è solo la prova che lì sono arrivati, tramite i venti e gli effetti ambientali, i fumi dei roghi tossici degli anni trascorsi”.

A quest’aspetto se ne aggiungono altri dai contorni sfocati e inquietanti. Tante domande a cui si cerca di dare una risposta. “È intollerabile che non si accertino le ragioni per cui si è verificato questo disastro – ha detto il legale del Comitato via Archimede 16, Michele Laforgia – e le ragioni per le quali è stato edificato un palazzo dell’edilizia popolare in una zona in cui esisteva una discarica a cielo aperto. Inoltre, le ragioni per cui questo palazzo non aveva l’abitabilità e ha avuto invece il parere favorevole dell’ufficiale sanitario in una zona evidentemente insalubre”.

E c’è poi l’aspetto umano e sociale, forse più tragico. Parliamo di edilizia popolare, di persone che non hanno possibilità di trasferirsi in altri palazzi, tra mura sane Di chi è allora la responsabilità? E quella di via archimede 16 è davvero l’unica palazzina della morte? Il rischio che non lo sia è elevato. Indagare è un obbligo morale alla luce del fatto che in quella stessa zona sono stati costruiti altri edifici, scuole e un palazzetto dello sport.

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