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Puglia, approvata legge contro l’abusivismo ricettivo. Federalberghi: “Tempi duri per i furbetti dell’appartamentino”

“Tempi duri per gli abusivi della ricettività turistica in Puglia”. Inizia così una nota di Federalberghi Puglia relativa all’approvazione in Consiglio regionale del disegno di legge che istituisce, in particolare, il Registro regionale delle strutture ricettive non alberghiere con l’attribuzione del “Codice identificativo di struttura” (CIS). Un codice che dovrà obbligatoriamente essere citato in tutti i supporti pubblicitari utilizzati: per gli inadempienti sono previste sanzioni pecuniarie da un minimo di 500 a un massimo di 3mila euro.

“La nostra associazione può festeggiare oggi un altro successo nella dura battaglia contro l’abusivismo ricettivo – commenta Francesco Caizzi, presidente della Federalberghi Puglia – . Il Consiglio regionale ha recepito le nostre istanze approvando un ulteriore strumento per porre un argine al proliferare di questa piaga e garantire un sistema d’accoglienza rispettoso delle regole. Dobbiamo, altresì, sottolineare con soddisfazione il grande impegno profuso dall’assessore regionale al Turismo, Loredana Capone, e dalla sua struttura tecnica di riferimento. La Puglia si è finalmente dotata di una normativa che lo stesso ministro del Turismo, Gian Marco Centinaio, ha annunciato di voler adottare anche a livello nazionale”.

«Il Codice identificativo di struttura – spiega il leader degli albergatori pugliesi -, dovrà essere indicato dai soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare e affitto breve, nonché quelli che gestiscono portali telematici, sugli strumenti utilizzati nella pubblicità, promozione e commercializzazione dell’offerta sia che avvenga con scritti o stampati o supporti digitali sia con qualsiasi altro mezzo. Le funzioni di vigilanza, controllo e di irrogazioni delle sanzioni amministrative saranno esercitate dai Comuni, ferma restando la competenza dell’autorità di pubblica sicurezza e dell’autorità sanitaria”.

«La piaga dell’abusivismo nel settore ricettivo – ricorda Caizzi – ha continuato a dilagare anche nell’estate 2018. Secondo la Guardia di Finanza ‘una casa vacanza su due è affittata in maniera irregolare’. Ad agosto in Puglia erano disponibili su Airbnb ben 35.694 alloggi (+94,91% rispetto ad agosto 2016). A livello nazionale erano 397mila, quasi 6mila nelle Province di Bari e Bat e 1.146 nella sola città di Bari. Numeri impressionanti per i furbetti dell’appartamentino. Da questi dati si deduce che oltre 200mila host italiani hanno esercitando la propria attività in nero. Questi signori si sono arricchiti indebitamente alle spalle degli operatori onesti, dei lavoratori, dello Stato, della comunità locale e, spesso, hanno messo a rischio la sicurezza dei turisti. La Federalberghi, nella sua attività, continuerà a perseguire una linea d’azione intransigente per la legalità contro l’abusivismo, all’insegna del principio: stesso mercato, stesse regole”.

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1 commento

  1. I proprietari si oppongono alla legge, appena approvata dal Consiglio Regionale della Puglia, che vuole assimilare gli alloggi privati a “strutture turistico ricettive”.

    I proprietari degli alloggi concessi in godimento con regolari contratti di locazione accolgono con favore ogni iniziativa volta a contrastare l’abuso dell’istituto della “locazione” da parte di coloro che in realtà esercitano vere e proprie attività turistico ricettive. I proprietari, tuttavia, respingono con fermezza ogni tentativo di assimilare l’esercizio di un diritto, quello di proprietà privata, all’esercizio di attività turistico ricettive.

    Dare in locazione il proprio alloggio, a prescindere dalla durata del contratto, è un diritto che l’articolo 832 del codice civile definisce “pieno ed esclusivo” per tutto il territorio nazionale e che è tutelato dalla Carta Costituzionale.

    L’arroganza di chi definisce l’esercizio del diritto di proprietà privata, come “abusivismo turistico non alberghiero” spiega sin da subito il preconcetto che sta alla base delle accuse di alcune associazioni di albergatori e di alcune associazioni del commercio. Come può essere definito “abusivo” colui che esercita un diritto riconosciuto e tutelato dalle leggi dello Stato?

    Nei comunicati di alcune associazioni di albergatori, è stato affermato che esisterebbe un comparto che “non è tenuto alla rigorosa osservanza delle regole fiscali.” Ricordiamo che anche i proprietari che danno in locazione i propri alloggi sono tenuti al pagamento delle imposte sul reddito fondiario che producono e che dal 2017 una legge dello Stato (l. 96/2017) prevede che detti redditi siano soggetti ad una ritenuta d’acconto da parte degli intermediari e dei portali di prenotazione online che intervengano nella riscossione dei canoni. La stessa legge prevede che gli stessi intermediari e gli stessi portali siano tenuti a riscuotere dagli inquilini l’imposta di soggiorno e a versarla ai comuni in vece dei proprietari. Questa legge, accolta con grande favore dai proprietari, mira ad evitare il fenomeno del mancato versamento dell’imposta di soggiorno che ha visto, in diversi casi, in tutta Italia, albergatori processati o condannati per il reato di peculato, proprio per non aver versato l’imposta di soggiorno riscossa dai loro clienti.

    Dare una definizione di locazione turistica valida solo per il territorio di Regione Puglia, stabilire che gli alloggi dati in locazione turistica sono considerati “strutture ricettive” e quindi sono soggetti solo alle norme della legge regionale, esporrà inevitabilmente la nuova legge, come già avvenuto in Toscana e in Lombardia all’impugnazione della stessa, da parte del Governo, dinnanzi alla Corte Costituzionale.

    L’Associazione nazionale Pro.Loca.Tur., così come già avvenuto in altre Regioni, non farà mancare il sostegno ai proprietari pugliesi intraprendendo tutte le iniziative necessarie perché, anche in Puglia, venga riconosciuto e tutelato il diritto – di proprietà privata – di chi intende, semplicemente e onestamente, dare in locazione il proprio alloggio.

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