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Razzismo, aggressione a Bari. Edith ci mette la faccia: “Stop alla violenza” – VIDEO

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“Non credo che Bari sia una città razzista: non sarei qui da 30 anni, altrimenti. Negli ultimi tempi, però, l’aria si sta inasprendo. Per questo ho deciso di metterci la faccia e il messaggio che voglio inviare è questo: stop alla violenza”. Questo, in sintesi, il contenuto dell’intervista rilasciata a Barbara Cirillo (all’interno della trasmissione B & The Gang) da Edith Tro, 47enne di origine ivoriana picchiata per il colore della sua pelle nei pressi del sottopasso Duca degli Abruzzi esattamente una settimana fa.

Ripercorrendo gli attimi dell’aggressione, la donna trattiene a stento le lacrime. “Molte persone hanno girato la testa dall’altra parte – racconta -. Ho bussato alle portiere delle auto chiedendo aiuto, chiedendo l’intervento di un’ambulanza, ma nessuno si è fermato”.

Sulla vicenda, oltre al governatore pugliese Michele Emiliano, è intervenuto anche il sindaco di Bari, Antonio Decaro. “In trent’anni a Bari non mi era mai successa una cosa del genere. Questa è la frase che mi rimbalza in mente della telefonata di ieri con Edith, la cittadina barese di origini ivoriane che qualche sera fa è stata aggredita per strada, senza motivo – scrive il primo cittadino su Facebook -. “Vattene al tuo Paese” le hanno urlato mentre le davano pugni e calci. Quale Paese? Edith vive e lavora qui da 30 anni, i suoi figli sono nati qui, frequentano scuola e università qui. Edith contribuisce alla crescita della nostra società, probabilmente molto più di quella gente che per sentirsi ‘italiana’ ha bisogno di picchiare qualcuno col colore della pelle diverso dal suo”.

“Questi per me non sono i baresi – aggiunge Decaro -. I baresi sono quelli che “sim’ tutt’ cmbagn’”, quelli che se hai bisogno di una mano si precipitano, chiunque tu sia. Ogni giorno sembra crescere un clima di odio che non ci appartiene. Possiamo avere idee diverse, religioni diverse, possiamo votare per un partito o per un altro. Ma non facciamoci togliere l’umanità, non facciamoci togliere il nostro senso di comunità. Il nostro essere baresi, per davvero”.

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