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Bari, sciopero dei lavoratori della Metro: “In protesta contro un’azienda che non ci vuole ascoltare”

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I lavoratori della Metro di Bari e le sigle sindacali hanno proclamato uno sciopero che proseguirà per tutta la giornata di oggi. A spiegare le motivazioni dell’astensione dal lavoro è la segretaria generale FISASCAT Cisl Bari, Miriam Ruta. “Siamo in protesta contro la revoca del contratto integrativo e la decisione unilaterale societaria – spiega – di applicare un regolamento interno, dopo anni di relazioni sindacali e molti mesi di trattative. Lo sciopero è nazionale e a Bari ci faremo sentire”.

“Quattro i punti principali su cui l’impresa ha voluto ascoltare – si legge in una nota -. Innanzitutto, l’organizzazione del lavoro. Il progetto TEMPO è uno strumento a disposizione unicamente della regia dei punti vendita per flessibilizzare la prestazione lavorativa spostando turni di lavoro verso il fine settimana e introducendo e aumentando i turni spezzati, scaricando eventuali assenze e mancanze di presidio derivanti dalla compressione degli organici sulle lavoratrici e i lavoratori di tutta la rete vendita, un progetto su cui l’impresa ha dichiarato che andrà avanti con o senza l’accordo sindacale. Di contro l’impresa non ha accolto la richiesta delle organizzazioni sindacali di garantire i turni unici continuati, demandando al livello territoriale il confronto e gli accordi sull’organizzazione del lavoro”.

“Il secondo punto è quello del premio variabile – continuano i lavoratori -. Metro ha ostinatamente tentato di convincere la delegazione sindacale che riducendo il premio da 1600 euro (potenzialmente 1780 euro) a 1400 (potenzialmente 1550) avrebbe erogato di più. Evidentemente in Metro la matematica è opinabile. La verità è che finalmente verrà riconosciuto il premio a Metro Dolomiti, quindi il premio a Metro Dolomiti viene fatto pagare agli altri punti vendita malgrado Metro Dolomiti sia in utile. Inoltre riteniamo pericoloso il sistema di rilevazione del NPS tramite il quale Metro chiede riscontro ai clienti del comportamento dei dipendenti con evidenti problematiche sul versante della privacy. Infine, vengono esclusi dal riconoscimento del premio centinaia di lavoratori che hanno trattamenti incentivanti individuali”.

“Il punto tre è quello dell’orario di lavoro – si legge ancora nella nota -. La richiesta di Metro di aumentare le ore di lavoro a 38 è inaccettabile nel metodo e nel merito. Nel metodo perché ha posto una pregiudiziale su un istituto così rilevante a 20 giorni dalla fine del negoziato, pregiudicando fortemente l’equilibrio già precario della trattativa. Nel merito in quanto in una condizione di positività restituire all’impresa un istituto che dovrebbe valere almeno due milioni di euro è ingiustificabile. Inoltre, anche in virtù dell’accordo del 2016, questo tema non può essere in ogni caso affrontato collettivamente per i part time e per una parte delle lavoratrici e dei lavoratori a tempo pieno. C’è inoltre da considerare l’effetto che si potrebbe determinare in termini occupazionali soprattutto sui punti vendita con una quota elevata di dipendenti a 36 ore con una immissione improvvisa di tante ore di lavoro, da cui potrebbero paradossalmente scaturire esuberi, elemento su cui l’impresa non ha voluto dare nessuna garanzia. Ovviamente chi è a meno ore deve arrivare a 38 chi è 40 rimarrà così, le armonizzazioni solo in termini peggiorativi”.

“Infine, il punto relativo alle ristrutturazioni e alle chiusure dei punti vendita – dicono ancora i lavoratori -. In questi anni Metro ha dimostrato un cinismo disumano nell’annunciare chiusure e licenziamenti. Pur consapevoli che questo rischio non può essere escluso dalla contrattazione, abbiamo chiesto all’impresa di avere preventivamente il piano industriale, dando almeno 90 giorni di preavviso rispetto ad eventuali rilevanti ristrutturazioni o chiusure. L’azienda ha dato disponibilità a soli 30 giorni una proposta inaccettabile, ad esempio la situazione preoccupante del punto vendita di Bolzano che ha l’affitto in scadenza il 30 Giugno dovrebbe essere affrontata il 30 maggio, una comportamento spregevole che dimostra il totale disinteresse dell’impresa per i propri dipendenti e le loro famiglie”.

“L’unico punto di avvicinamento consiste nell’incremento della maggiorazione per le prime 8 prestazione domenicali dal 50% al 60%, rispetto alla richiesta di piattaforma del 70% per tutte le domeniche lavorate – conclude la nota -. È opportuno sottolineare che nell’ambito del welfare la proposta dell’impresa, se pur aggiuntiva, è di fatto vuota, nessun investimento diretto in favore dei dipendenti a parte 2,92 euro al mese da destinare alla previdenza integrativa. Riteniamo inoltre miope l’approccio su salute e sicurezza che secondo l’impresa il rischio infortunio si affronta attraverso il ‘Safety Day’. Noi pensiamo che la riduzione degli organici, la riduzione degli strumenti per la movimentazione dei carichi, le modalità con cui vengono predisposte le pedane, il mancato rispetto delle mansioni siano i veri motivi per cui il numero di infortuni è aumentato. Davanti alle pregiudiziali poste dall’azienda ogni mediazione è risultata impossibile e agli effetti che la disdetta produrrà saranno a carico delle lavoratrici e dei lavoratori, l’ennesimo atto dell’azienda che punta a tagliare sul costo del lavoro”.

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