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Bari, ecco ‘Tele di Emos’: progetto di sartoria sociale per le donne sottoposte a cure oncologiche

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Dall’impegno di un gruppo di volontarie dei centri servizi per le famiglie Japigia-Torre a Mare e Carbonara, due servizi dell’Assessorato al Welfare del Comune di Bari, è nato il progetto ‘Tele di Emos’ che prevede la realizzazione artigianale di borse porta drenaggio da donare alle donne in cura per malattie oncologiche. L’idea è dello stesso Istituto Oncologico Giovanni Paolo II di Bari e in particolare della caposala del reparto di senologia e del team di Psiconcologia che hanno proposto ad un’educatrice dei Centri Famiglie di avviare questo particolare progetto di sartoria solidale.

In particolare sono 50 le donne volontarie attive nel gruppo “Tele di Emos” nato con l’obiettivo specifico di realizzare borsette porta-drenaggio per le pazienti del reparto di senologia e, più in generale, volto a favorire la creazione di relazioni attive e positive tra le donne operate e ricoverate e le donne che, uscite dall’ospedale, si sono rese disponibili a partecipare al progetto con l’intento anche di abbattere il muro di silenzio e solitudine che spesso accompagna chi ha un cancro e di promuovere il superamento del pregiudizio spesso associato al cancro favorendo attività di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza.

Alcune delle donne coinvolte nel progetto hanno vissuto in prima persona o attraverso l’esperienza dei loro cari l’esperienza delle cure oncologiche, sperimentando da vicino l’importanza che possono avere il sostegno psicologico, emotivo e relazionale, anche nella riuscita delle terapie e comunque nell’affrontare la malattia.

“A partire dalla richiesta dell’Istituto Oncologico ho coinvolto un gruppo di utenti del laboratorio di sartoria dei centri famiglie nel progetto di creazione delle borse porta drenaggio con il duplice obiettivo di donare un oggetto utile e, soprattutto, di contribuire alla condivisione di gesti di solidarietà – spiega Ada Martella, l’educatrice dei Centri Famiglie impegnati nell’iniziativa -. Da quel momento in poi si è attivato un processo inarrestabile di partecipazione e solidarietà in cui tutti hanno voluto offrire il proprio contributo alla realizzazione delle ‘Tele di Emos’. Il progetto, inoltre, sta offrendo a molte donne che hanno attraversato la sofferenza legata alla malattia anche uno spazio di rielaborazione del proprio vissuto: è come se in quel filo e in quell’ago che ha messo insieme i pezzi di una Tela di Emos, si ricucisse la propria ferita”.

“La malattia può creare un atteggiamento di chiusura, se la cura tenta di risanare il corpo, spesso resta la paura di ciò che è accaduto e di ciò che potrebbe accadere ancora, per questo c’è la presa in carico da parte del servizio di psiconcologia dell’Istituto – conclude l’educatrice -. Con il nostro progetto abbiamo voluto costruire anche uno ‘spazio sociale’ fatto di ascolto, partecipazione e sostegno per chi deve confrontarsi con la vita reale di tutti i giorni”.

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