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Bari, la rinascita dell’imbarcazione ‘Kalimchè’: dal traffico di migranti al recupero dei minori in situazione di disagio

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Si chiama ‘Kalimchè’ ed è l’imbarcazione confiscata alla criminalità organizzata, utilizzata per il traffico di esseri umani da Bodrum a Otranto, concessa dal Ministero della Giustizia per le attività di ri-abilitazione dei giovani in situazione di disagio. Dopo quasi un anno di lavoro, quindi, il Centro per la Giustizia Minorile per la Puglia e la Basilicata ha varato oggi l’imbarcazione con un evento inaugurale alla darsena Mar di Levante, all’interno del porto di Bari.

Il progetto, dal nome “Il Cantiere d’Amare”, è stato realizzato dall’associazione di promozione sociale ‘Marcobaleno’ di Bari ed è vincitore dell’edizione 2018 del concorso ‘Orizzonti solidali’, promosso dalla Fondazione Megamark e realizzato in collaborazione con i supermercati A&O, Dok, Famila.

All’evento ha preso parte anche Don Luigi Ciotti, fondatore di ‘Libera, nomi e numeri contro le mafie’. L’iniziativa, che ha coinvolto otto minori sottoposti a misure penali o in carico ai servizi di comunità del Comune di Bari, ha previsto, in una fase iniziale, un percorso di formazione seguito da una seconda fase di restauro degli interni dell’imbarcazione; il progetto è stato realizzato con il contributo dei tecnici della scuola di vela e nautica Mar di Levante Srl e il sostegno degli educatori e degli assistenti sociali del Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità di Bari.

“Questo progetto, realizzato con l’edizione 2018 di ‘Orizzonti solidali’ – ha commentato Daniela Balducci, portavoce della Fondazione Megamark – ci ha colpito sin da subito, perché coniuga una finalità socio-economica, la necessità di dare nuova vita a un bene confiscato alla criminalità, con una finalità socio-educativa, la possibilità di dare un’opportunità di crescita e di sviluppo a dei ragazzi in una situazione di disagio. Il recupero e la valorizzazione di un bene confiscato è uno strumento di forte impatto nella lotta alle mafie, su piano culturale, economico e di consenso sul territorio e la Fondazione Megamark, molto sensibile a questo tema, non poteva non offrire il suo contributo. L’auspicio è che questo progetto possa diventare un esempio da seguire per altre iniziative sul territorio”.

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