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Bari, caos per le dichiarazioni dei redditi delle partite IVA: commercialisti scrivono al Garante del Contribuente

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È caos per le dichiarazioni dei redditi riguardanti le partite IVA che operano in Puglia, con l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bari che, unitamente agli Ordini di Brindisi, Foggia, Taranto e Trani, è ricorso al Garante del Contribuente per la Puglia rappresentando le istanze dei circa 10mila commercialisti pugliesi e delle 305mila partite IVA che operano nella regione, tra ditte individuali, professionisti e società.

Il motivo è presto detto: scarsa affidabilità e gravi ritardi nel rendere disponibile il nuovo strumento di autocontrollo fiscale fondato sui cosiddetti ISA – indici sintetici di affidabilità – che, dal periodo di imposta 2018, sostituiscono gli ‘studi di settore’ per la verifica di congruità delle dichiarazioni dei redditi delle partite IVA.

“L’introduzione dei nuovi indici – si legge nella nota dell’Ordine dei Commercialisti di Bari al Garante – sta comportando e comporterà numerose criticità operative a carico dei professionisti impegnati nella predisposizione delle dichiarazioni dei redditi di prossima presentazione, alla luce dell’enorme ritardo con il quale l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione i software di compilazione e dei numerosi aggiornamenti che sono ancora in fase di rilascio”.

“Di fatto – sottolinea il presidente dell’Ordine di Bari, Elbano de Nuccio – gli ISA non sono ancora pronti, considerato che il software necessita di continue manutenzioni e che solo il 2 agosto scorso è stata diffusa la circolare contenente i primi chiarimenti sulla loro applicazione. Dunque, stiamo lavorando con indicatori che spesso e volentieri risultano inidonei a rappresentare l’effettiva situazione reddituale del contribuente. Nello specifico, infatti, nei casi in cui il reddito derivante dall’applicazione degli ISA risultasse più elevato di quello realmente conseguito, il contribuente avrà due possibilità: soccombere per quieto vivere a questo nuovo strumento di autocontrollo fiscale sottoponendosi a una tassazione maggiore rispetto a quella cui dovrebbe sottostare oppure non adeguare la propria dichiarazione agli ISA, andando così incontro a ispezioni e contraddittori con il fisco, mai piacevoli, neppure quando si ha ragione da vendere”.

“Per evitare questa ulteriore ingiustizia fiscale nei confronti di cittadini e imprese – conclude il presidente dell’Ordine -, i commercialisti italiani sono compatti nel chiedere al Ministero delle Finanze e all’Agenzia delle Entrate di rendere facoltativa, in questo primo anno, l’adozione degli ISA, quanto meno per renderli più affidabili”.

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