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“E poi, la vita chi te la salva?”. Nuova campagna dell’Ordine dei medici di Bari: stop alla violenza sugli operatori sanitari

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“E poi, la vita chi te la salva?”. È questa la domanda posta ai cittadini pugliesi dai cartelloni pubblicitari affissi da oggi nelle strade del capoluogo nell’ambito della nuova campagna dedicata al tema della violenza contro gli operatori sanitari, promossa dall’Ordine dei medici di Bari. “Chi aggredisce un medico ferisce tutti noi. Chiudiamo questa ferita per sempre”, recita il copy della campagna, in cui campeggiano in primo piano i volti di tre pazienti: una donna, un uomo e un ragazzo.

La ferita sociale è quella delle aggressioni, un tema su cui l’Ordine insiste da anni e a cui il 13 settembre dedicherà l’annuale Giornata sulla violenza in onore di Paola Labriola, la psichiatra uccisa da un paziente nel 2013. Ora però il fenomeno ha assunto l’aspetto di una vera e propria emergenza: nel 2018 sono stati 1.200 i casi di violenza ai danni di medici e personale sanitario denunciati. Di questi, 456 nel Pronto soccorso, 400 in corsia e 320 negli ambulatori. Si tratta di una media di 3 aggressioni al giorno, che rappresentano però solo la punta dell’iceberg: molti medici e infermieri non denunciano, per pudore, per vergogna, per timore di ritorsioni, perché ci si è abituati alla violenza.

“Servono misure per garantire ai cittadini il diritto alle cure e al medico il diritto di curare in sicurezza. Spero che il nuovo governo vari al più presto un progetto di legge, capace di prevenire le aggressioni aumentando le pene, introducendo la procedibilità d’ufficio, mettendo in sicurezza le sedi e prevedendo presidi di polizia nei pronto soccorso – dice Filippo Anelli, Presidente Fnomceo e Omceo Bari – . Serve però anche una nuova cultura, che ricostruisca il rapporto di fiducia tra medico e paziente e che valorizzi il lavoro dei medici. Per questo la campagna di comunicazione dell’Ordine sottolinea come il lavoro dei medici salvi migliaia di vite. È bene che i cittadini comprendano come sono proprio gli operatori sanitari che continuano, tra mille difficoltà, a far funzionare il sistema sanitario grazie alla loro dedizione e professionalità”.

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