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Tangenti in Basilicata, sotto la lente della Procura anche “Matera 90”

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C’è un sottile filo rosso che lega l’inchiesta di Potenza, che ha portato nei giorni scorsi a tre ordinanze di custodia cautelare, a Matera 90. Il comune denominatore sembrerebbe essere Vito Matteo Barozzi, patron della Cobar di Altamura. Nell’ordinanza che ha disposto le misure cautelari vengono citati alcuni episodi a ‘corredo’ delle strette contestazioni. Tra questo si fa menzione di Matera 90, sulla quale pare che la Polizia abbia già acquisito la documentazione in Regione.

Tornando all’inchiesta della Procura di Potenza, la tesi accusatoria e che Barozzi si sia servito dell’avvocato De Bonis (ai domiciliari) per intervenire su Di Lascio, segretario dell’ex governatore Pittella, per ottenere, attraverso un suo intervento sulla Regione, lo sblocco di alcuni pagamenti per dei lavori.

Tra gli interessi di Barozzi c’era anche Matera 90, appunto, ma il suo progetto a quanto pare si era arenato per motivi ignoti negli uffici della Regione Basilicata. Dettagli, questi, inseriti nella richiesta di misura cautelare firmata dal procuratore di Potenza, Francesco Curcio, e dal pm Maria Cristina Gargiulo. E a questo punto che entrerebbe in gioco De Bonis con una richiesta a Pittella, per tramite di Di Lascio, di intervenire e intercedere, cosa di fatto accaduta secondo gli inquirenti – con il direttore generale Marsico per caldeggiare lo sblocco della pratica.

Come già detto, questo è un primo filone di indagine di un’inchiesta che sembra destinata ad allargarsi. Sarebbero emerse dazioni di danaro dell’avvocato De Bonis in favore degli altri due indagati per ottenere da D’Apolito informazioni riservate, per scopi privatistici, e per ottenere da Di lascio le garanzie per condizionare lo sviluppo di procedimenti amministrativi riguardanti la Cobar che fa capo a Barozzi. Per la Procura, De Bonis, oltre all’assistenza legale nei contenziosi, era divenuto il tramite con le pubbliche amministrazioni di una larga cordata di imprenditori, tra questi, Barozzi che con la Cobar era già titolare di un appalto da 100 milioni di euro in Basilicata.

Sono i lavori finiti nel mirino degli inquirenti potentini e riguardano la realizzazione dello schema idrico Basento tronco di Acerenza, per i quali sarebbe stata pagata una tangente per sbloccare i pagamenti di una perizia di variante già eseguita dalla Cobar. Un’opera finita sotto la lente anche dell’Anac che nel giugno del 2018 parlava di anomalie dal punto di vista amministrativo che avevano portato a onerosi extra costi in termini di riconoscimento di riserve all’impresa e interessi per ritardati pagamenti.

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