Home Attualità Dalle ‘orecchiette colluse’ ai ‘pizzini di pesce’, ecco il menù di Villa...

Dalle ‘orecchiette colluse’ ai ‘pizzini di pesce’, ecco il menù di Villa Artemisia. Decaro: “Simbolo del riscatto di Bari”

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Villa Artemisia, la dimora dalla quale l’ex boss messinese Antonello Lazzarotto gestiva il narcotraffico, diventa un centro di co-housing per neomaggiorenni fuori famiglia, un bistrot, un bed & breakfast e uno spazio aperto dedicato alla cultura. La villa, in corso Umberto I a Santo Spirito, è stata inaugurata oggi dal sindaco Antonio Decaro e dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Il progetto di riqualificazione e gestione è in capo alla cooperativa sociale CAPS che, dopo aver richiesto nel 2001 l’affidamento del bene confiscato, ha avviato una serie di progetti volti alla valorizzazione dell’edificio sia sotto il profilo fisico sia sotto l’aspetto sociale.

“Questo luogo è un simbolo di un periodo oscuro della nostra città, la Bari degli anni ’90 – ha detto Decaro -, quando qui venne Antonello Lazzarotto che decise di instaurare relazioni criminali con le cosche locali e la ‘ndrangheta mettendo in piedi un traffico internazionale di droga con proventi che arrivavano fino a mezzo miliardo al giorno. Questa villa purtroppo era frequentata anche dalla Bari bene, in un momento in cui la nostra città era ostaggio dei clan Parisi, Strisciuglio e Capriati. Certamente i clan esistono ancora ma sono stati fortemente indeboliti dal lavoro straordinario svolto in questi anni dalle forze dell’ordine e dalla magistratura, che torno a ringraziare a nome della nostra città. Oggi fortunatamente esiste una nuova consapevolezza rispetto ai danni che la cultura criminale ha causato al nostro territorio ed è bello che un simbolo, un tempo negativo, sia diventato un simbolo positivo che parla di riscatto e di possibilità di un futuro diverso: i ragazzi che gestiranno questo luogo hanno perso i loro legami familiari qualche anno fa ma, grazie allo Stato, nei prossimi mesi ritroveranno qui la loro famiglia nei volti delle persone che frequenteranno il bistrot e il b&b”.

Per il lancio pubblicitario della nuova vita di Villa Artemisia si è puntato su un messaggio dal registro ironico che punta a sdrammatizzare l’iconografia classica dell’ambiente malavitoso e gioca con parole ed espressioni tipiche di quel mondo. Così il bistrot Artemisia diventa “La villa del boss” in una campagna multisoggetto nella quale si leggono claim quali: “Sui nostri chef pende un mandato di cottura internazionale”, “Il gusto ha libertà incondizionata”, “Piatti che non potrai rifiutare” e “Da noi solo roba buona”.

Anche per la comunicazione interna, ovvero i nomi delle portate del menu e dei drink, è prevalsa la linea del gioco di parole, adattando agli ingredienti dei piatti o alle caratteristiche di questi una nomenclatura che facesse riferimento a film, espressioni gergali, aggettivi che in qualche mondo si rifanno agli ambienti criminali. Chi vorrà gustare un aperitivo, quindi, dovrà chiedere ‘Cose nostre’: termine per indicare i prodotti tipici nostrani. Tra i primi piatti, spiccano le ‘Orecchiette colluse’: orecchie che non fingono di non sentire. Tra i secondi, invece, ecco i ‘Pizzini di pesce’, con il taglio del pesce richiama i pezzettini di carta utilizzati per la comunicazione mafiosa.

Riceverai una mail per la validazione dell'iscrizione. Leggi la nostra guida alla privacy

Lascia un commento

Inserisci un commento!
Inserisci il tuo nome qui