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Processo Escort, ricorsi depositati tardivamente: Patrizia D’Addario e Terry De Nicolò escluse come parti civili

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Patrizia D’Addario e Terry De Nicolò non saranno parti civili nella seconda fase del cosiddetto ‘Processo Escort’. I loro ricorsi contro la sentenza di primo grado che non aveva riconosciuto i risarcimenti dei presunti danni subiti sono stati depositati tardivamente. Lo hanno deciso i giudici della Corte di Appello di Bari, accogliendo l’eccezione dei difensori degli imputati condivisa dalla Procura generale, in apertura del dibattimento del secondo grado di giudizio sulla vicenda delle 26 donne, anche le due oggi estromesse, portate fra il 2008 e il 2009 dall’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini a Roma e Arcore nelle residenze di Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio.

Nel processo, quattro persone rispondono a vario titolo di reclutamento e favoreggiamento della prostituzione: Gianpaolo Tarantini (condannato in primo grado a 7 anni e 10 mesi di reclusione e 3mila euro di multa per 24 diversi episodi), difeso dall’avvocato Nicola Quaranta; Sabina Began, “l’ape regina” dei party berlusconiani (condannata a 1 anno 4 mesi e 200 euro); Massimiliano Verdoscia (condannato a 3 anni 6 mesi e 1.500 euro), difeso da Ascanio Amenduni e Nino Ghiro; e il pr milanese Peter Faraone (condannato in primo grado a 2 anni 6 mesi e mille euro di multa).

La sentenza di primo grado fu emessa dal Tribunale di Bari nel novembre 2015. Una volta in appello, poi, il processo è stato sospeso per quasi due anni in attesa che la Corte Costituzionale valutasse le questioni di legittimità della legge Merlin sollevate dai difensori di alcuni imputati, dichiarate “non fondate” a marzo scorso.

La Procura generale di Bari, al termine della requisitoria, ha chiesto la conferma di tre condanne, pur a pene ridotte rispetto al primo grado. In particolare per Tarantini, condannato in primo grado alla pena di 7 anni e 10 mesi di reclusione, è stata chiesta la condanna a 6 anni di reclusione, ritenendo prescritti sette dei 24 episodi. Per Sabina Began, “l’ape regina” dei party berlusconiani, è stata chiesta la conferma della condanna a 1 anno e 4 mesi. Per il pr milanese Peter Faraone, condannato in primo grado a 2 anni e 6 mesi, è stata chiesta la condanna a 2 anni di reclusione per prescrizione di due delle tre imputazioni contestate.

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