Home Attualità Al Policlinico la ‘Control Room Covid’, obiettivo ridurre il rischio di contagi...

Al Policlinico la ‘Control Room Covid’, obiettivo ridurre il rischio di contagi tra lavoratori

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Tracciamento dei contatti, classificazione in contatti a basso o ad alto rischio, tamponi e allontanamento dal servizio. È la procedura aziendale, coerente con le raccomandazioni internazionali, avviata dal Policlinico di Bari per ridurre il rischio di circolazione del virus tra i propri lavoratori, oltre che tra i pazienti.

L’obiettivo è quello di identificare quanto più rapidamente possibile i casi tra operatori sanitari, rintracciare i contatti (cioè gli altri operatori o pazienti che possono aver avuto una interazione con il caso accertato di COVID) e sottoporli a misure utili a limitare il rischio di diffusione, come l’automonitoraggio dei sintomi, l’allontanamento dal servizio e l’esecuzione del tampone a 7 giorni dall’esposizione.

Per coordinare queste attività è stata creata una struttura, la Control Room Covid, che supporta la Medicina del Lavoro. A oggi sono 14 gli operatori sanitari del Policlinico che hanno contratto Covid: 9 medici, 4 infermieri e un ausiliario. I casi sono stati diagnosticati dal 13 al 25 marzo e per la maggior parte si tratta di una infezione “comunitaria”.

A curare l’indagine epidemiologica e a classificare i contatti in alto e basso rischio, sulla base delle interviste effettuate agli operatori, è il professor Silvio Tafuri, referente della control room. Per i contatti ad alto rischio, con interazioni dirette e ravvicinate ai casi Covid19, si procede alla sospensione temporanea dal servizio fino all’esecuzione del tampone oro-faringeo per escludere il contagio.

“Le indicazioni per tempo fornite dal Policlinico di Bari su percorsi e corretto utilizzo di DPI sembrano avere effetto – spiega il professor Tafuri – non abbiamo casi nel personale dell’Area COVID. Paradossalmente, è stata l’infezione acquisita al di fuori dell’Ospedale il driver di contagio tra gli operatori, contagio comunque contenuto. Il modello adottato ha consentito di trovare 2 casi di Covid in fase asintomatica e di allontanare dal servizio altri 2 casi presintomatici, che hanno sviluppato i sintomi di malattia mentre ormai erano a casa. Considerando che la contagiosità diventa significativa nei due giorni prima dall’insorgenza di sintomi, il contact tracing ci consente di guadagnare tempo e di quarantenare da subito i soggetti ad alto rischio che vengono allontanati prima di diventare significativamente contagiosi. I dati sembrano indicare che abbiamo agito per tempo e che la catena di contagio si è rotta”.

Riceverai una mail per la validazione dell'iscrizione. Leggi la nostra guida alla privacy

Lascia un commento

Inserisci un commento!
Inserisci il tuo nome qui