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Bari, caos all’ufficio di collocamento obbligatorio. Forfait dei medici e assunzioni bloccate. Decaro: “Avviso pubblico entro pochi giorni”

Bari, caos all’ufficio di collocamento obbligatorio. Forfait dei medici e assunzioni bloccate. Decaro: “Avviso pubblico entro pochi giorni”

I medici del comitato tecnico che analizza le pratiche in via Postiglione si sono dimessi e gli iscritti agli elenchi delle categorie protette sono di fatto rinchiusi in una gabbia burocratica.



Trovare lavoro in Italia, in modo particolare al Sud, è di per sé un’impresa complicata. Una missione che rischia di diventare impossibile laddove ai sentieri tortuosi del mondo occupazionale si aggiungono i muri issati dalla burocrazia. È il caso dell’ufficio di collocamento obbligatorio di Bari, quello di via Postiglione, dove i medici del comitato tecnico hanno rassegnato le dimissioni e le assunzioni delle persone appartenenti alle categorie protette sono di fatto bloccate da circa due mesi. Nello specifico è il caso di Roberta, ragazza barese di 32 anni che nel 2014 va a lavorare a Londra, viene travolta da un’auto nel gennaio del 2015 ed a seguito di questo incidente riporta un’invalidità del 46%. A settembre Roberta riesce a trovare lavoro in Italia, a Bari, ma purtroppo da oltre sessanta giorni è ferma al palo ad aspettare.

La situazione, in effetti, non è delle più semplici. Anzi, il meccanismo che alimenta l’ufficio di collocamento obbligatorio è piuttosto articolato. Invalidi civili e del lavoro al momento della richiesta di iscrizione negli elenchi delle categorie protette presentano all’ufficio una serie di documenti attestanti il grado di invalidità, ovviamente certificati da precedenti visite disposte dalla legge. Al momento dell’eventuale assunzione invece, l’azienda che intende avvalersi delle prestazioni del lavoratore presenta all’ufficio una pratica in cui vengono sostanzialmente descritte le mansioni che lo stesso lavoratore andrà ad ottemperare: la pratica viene dunque analizzata da un comitato tecnico che stabilisce se il tipo di lavoro è coerente con la specifica invalidità, viene eventualmente approvata in un arco temporale di massimo 15 giorni, dopodiché il disoccupato può finalmente brindare al nuovo lavoro.

Il comitato tecnico, che si riunisce appunto ogni due settimane, è composto da un funzionario dell’ufficio di collocamento obbligatorio che lo presiede, da un componente interno dirigente delle politiche sociali, un medico legale e un medico del lavoro, più due medici supplenti che però possono intervenire solo in seduta singola in caso di impossibilità del medico titolare dell’incarico. Lo stesso comitato tecnico che in via Postiglione di fatto non esiste più a causa delle dimissioni dei medici effettivi. Il motivo? È presto detto. L’incarico è gratuito. O meglio, è diventato gratuito in corso d’opera.

I medici in questione infatti sono stati incaricati dal sindaco metropolitano tramite un avviso pubblico di selezione quando però il job act non era ancora intervenuto a prevedere espressamente la totale gratuità dell’incarico. Quindi prima del settembre 2015. E una volta diventata gratuita, la mansione ha inevitabilmente perso tutto il suo appeal.

Quindi quali sono adesso gli scenari possibili per risolvere una problematica che confina lo sfortunato lavoratore a secco di quattrini in una sorta di gabbia burocratica? Antonio Decaro deve emanare un nuovo avviso pubblico di selezione, gli interessati devono inviare i curricula, una commissione deve valutare le candidature, i nuovi medici devono prendere l’incarico ed il meccanismo può finalmente tornare a funzionare. Il tutto in 15 giorni da quando l’avviso pubblico verrà effettivamente pubblicato. E nella speranza che almeno due dottori decidano di sorvolare sull’assenza totale di un compenso, che poi è esattamente l’aspetto che ha portato i colleghi a dimettersi.

“Una storia tutta italiana – dice Decaro -. Nei prossimi giorni provvederemo a pubblicare il nuovo bando, seppure la competenza sulla faccenda non sia più della Città metropolitana ma dal primo gennaio 2015 sia passata in capo alla Regione. Il tema è legato ovviamente al fatto che l’incarico non prevede alcun compenso. Contiamo di poter garantire un rimborso spese ma non si può escludere che anche questo avviso possa concludersi con un nulla di fatto. In questo caso dovremo chiedere all’avvocatura dello Stato un chiarimento e capire se è possibile utilizzare medici di un’articolazione dello Stato per poter svolgere questa attività senza rischiare di non far assumere persone che dovrebbero avere una corsia preferenziale ma che in realtà vengono di fatto bloccati da questa norma”. In sostanza, se all’avviso non dovesse rispondere nessuno, si potrebbe ricorrere a professionisti in carico all’Inps.

“Pur mostrando disponibilità, si tratta di una soluzione che potrà essere attuata solo a seguito di una convenzione ratificata a livello centrale con il coordinamento nazionale medico-legale”, dice il direttore regionale Inps, Giovanni Di Monde. Per una soluzione rapida, insomma, bisogna solo incrociare le dita e confidare nel fatto che qualche medico voglia arricchire, a zero euro da incassare, il proprio bagaglio formativo.

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