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Giovanni XXIII, vietato ammalarsi nel weekend? Dattoli: “Eccessivo e improprio ricorso al Pronto Soccorso”

Giovanni XXIII, vietato ammalarsi nel weekend? Dattoli: “Eccessivo e improprio ricorso al Pronto Soccorso”

di Alessandra Bucci e Tiziano Tridente

 

Un femore rotto, la corsa al Pronto soccorso dell’Ospedaletto alle 22 e visita specialistica dell’ortopedico alle 5. Sette ore di attesa durante le quali, come se non bastasse, il bambino è stato trasferito al Policlinico per la radiografia. All’ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari, raccontano molte mamme nel gruppo Facebook “Come nasce una mamma”, la situazione è inaccettabile.

 

“Nei reparti, la notte e la domenica, c’è il reperibile, che viene chiamato solo in alcuni casi. Quindi all’arrivo in Pronto soccorso bisogna attendere che arrivi il medico”. Inizia così il racconto di una mamma che di recente ha avuto a che fare con il nosocomio dedicato ai bambini. Una considerazione generale che diventa subito più articolata quando l’argomentazione si fa specifica. “Per una frattura al femore successa alle 22 mio figlio è stato visto dall’ortopedico alle 5 di mattina. Su questo ha influito il protocollo, che prevede che il paziente vada al Policlinico, dove gli fanno solo la radiografia ma non lo visitano. Per poi essere trasferito al Pediatrico, non con l’ambulanza del 118 ma con un mezzo tutto scassato del Policlinico. La cosa paradossale è che questo non libera l’ambulanza di emergenza, loro seguono l’altro mezzo per recuperare i presidi con cui hanno immobilizzato l’arto. In tutto ciò l’ortopedico non viene allertato. Lo chiamano solo dopo l’accettazione al Pronto soccorso del pediatrico”.

 

Proteste cha abbiamo girato al direttore generale del Policlinico di Bari e del Giovanni XXIII, Vitangelo Dattoli. “Il caso del femore fratturato avrà avuto una complessità fuori dall’ordinario – specifica subito Dattoli -. Al Giovanni XXIII abbiamo un’ortopedia pediatrica e attrezzature radiologiche di grande livello. I numeri ci danno ragione. Abbiamo un ospedaletto attrezzato secondo standard nazionali, per quanto riguarda l’emergenza-urgenza, in tutti i settori. Le situazioni di disagio sono dettate da particolari contingenze”. Ma l’esperienza da dimenticare a quanto pare non sembra essere stato un caso isolato. “Ho portato mia figlia per un'otite – racconta un’altra mamma - Era domenica. Più di un’ora per essere ricevuti e poi mi dicono che l'otorino non c’è. Quindi mi mandano al Policlinico e alla fine sono dovuta ritornare all'Ospedaletto per chiudere la pratica”. E poi ancora “per mia figlia l'anno scorso, di domenica, ho dovuto aspettare l`arrivo del radiologo, reperibile e arrivato dopo ore. Poi però ci hanno chiesto di tornare il giorno dopo per la visita dall`ortopedico”. Infine, la ciliegina sulla torta. “Ho portato il bambino direttamente al Policlinico – rivela una delle mamme più arrabbiate -, dove mi è stato risposto che la pratica di Pronto Soccorso andava aperta al Giovanni XXIII perché è quello il polo pediatrico. E quindi ulteriore andirivieni, con bimbo dolorante, tra un ospedale e l'altro”.

 

In sostanza, per tornare al Policlinico, bisognava passare per forza prima dal Pediatrico. Dattoli però precisa che le attese sono dettate anche da un ricorso improprio al pronto soccorso. “Iniziamo col dire che l’85% delle visite effettuate riguardano codici bianchi – spiega Dattoli, rispondendo alle mamme del gruppo Facebook “Come nasce una mamma” -. La congestione che avviene nel weekend determina orari un po’ più lunghi di attesa. I medici per turno sono due. A monte del pronto soccorso ci sono le guardie interdivisionali in regime di pronta disponibilità per casi di emergenze serie e reali. Stiamo rafforzando il sistema con l’avvio del progetto regionale SCAP, che prevede che nel weekend ci sia un ambulatorio organizzato per il servizio di libera scelta che potrà essere dedicato esclusivamente ai codici bianchi”.

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