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Disastro ferroviario Andria-Corato, un anno dopo nulla è cambiato. I parenti delle vittime: “Vogliamo giustizia”

Disastro ferroviario Andria-Corato, un anno dopo nulla è cambiato. I parenti delle vittime: “Vogliamo giustizia”

Un sit-in di protesta già programmato che all’indomani dello scontro fra treni accaduto in Salento assume rilevanza ancora maggiore. Questa mattina i famigliari delle vittime del disastro ferroviario del 12 luglio 2016 fra Andria e Corato, in cui persero la vita 23 persone, hanno manifestato nella piazza antistante la procura di Trani per sollecitare la chiusura dell'inchiesta a carico di 14 indagati.

 

"La manifestazione di oggi era già prevista – precisa la fondatrice dell’associazione strage treni in Puglia 12 luglio 2016, Daniela Castellano - e l'incidente avvenuto ieri nel basso Salento ha rafforzato la nostra decisione, perché la chiusura delle indagini può cambiare le regole a tutela della sicurezza, visto che, a distanza di 11 mesi, nessuno ha ascoltato queste nostre richieste".

 

Castellano, che in quel tragico incidente ha perso il padre, evidenzia anche come dopo un silenzio durato 11 mesi, nonostante le denunce di mancanza di sicurezza della sua associazione, all’indomani dell'incidente salentino si sia sollevato un coro di commenti e interventi. "Ci doveva essere questo episodio per far tornare la parola ai politici, ma noi non vogliamo sentire parole: vogliamo fatti”.

 

“Solo la velocità ridotta dei treni ha impedito un altro atroce disastro - dice il papà di Francesco Ludovico Tedone, una delle vittime dell’incidente dello scorso luglio, in riferimento a quanto accaduto ieri in Salento -. Noi siamo qui perché vogliamo si acceleri la procedura. Vogliamo che i responsabili della sicurezza sulle linee ferroviarie prestino maggiore attenzione. Nessun genitore merita di provare il dolore che abbiamo provato noi”.

 

“A distanza di un anno constatiamo come alcune linee ferroviarie siano ancora insicure – aggiunge il papà di Alessandra Bianchino, morta a 28 anni su quel treno nefasto -. Ieri si è rischiata un’altra carneficina. Noi siamo qui perché vogliamo giustizia”.

 

“Vorrei solo capire da quel 12 luglio ad oggi cosa è stato fatto - conclude la sorella di Fulvio Schinzari, ragazzo morto in quella strage-. Da un anno cerchiamo risposte che nessuno ancora ci ha dato”.

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