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Obbligo di green pass al lavoro, protesta alla Bosch. I dipendenti: “Tamponi a carico dell’azienda”

Primo giorno con obbligo di green pass nei luoghi di lavoro e prime proteste. Domani, venerdì 15 ottobre, le disposizioni del Governo rispetto al certificato verde diventano operative e la RSU della Bosch di Bari ha già organizzato un sit-in di protesta all’esterno dell’azienda. I lavoratori si sono dati appuntamento davanti ai cancelli alle 10. La questione più spinosa, come spiega il segretario provinciale della Uilm, Riccardo Falcetta, è quella relativa al costo dei tamponi per chi ha scelto di non sottoporsi a vaccinazione.

“L’azienda nei giorni scorsi ha fatto un censimento – rivela Falcetta -. Attraverso un modulo è stato chiesto ai dipendenti se avessero fatto o meno il vaccino: il 20 per cento non ha risposto alla domanda. Fossero tutti ‘no vax’, su quasi 1.800 persone, avremmo circa 350 lavoratori costretti, ogni 48 ore, al pagamento di un tampone. Al mese, facendo due conti, una spesa di 180 euro solo per andare a lavorare. Inaccettabile per chi già è obbligato a 11 giorni di cassa integrazione. Pur essendo a favore del vaccino, riteniamo che questa spesa debba essere a carico dell’azienda, ma tutte le imprese sono trincerate dietro la posizione contraria di Confindustria”.

Nel frattempo la Bosch, come altre grandi aziende del territorio, si è già organizzata. “Effettuare controlli a tappeto per 1.800 lavoratori è inimmaginabile. Si procederà a campione, mantenendo la soglia del 20 per cento imposta da Roma. Il metodo scelto da tutte le realtà con un numero cospicuo di lavoratori è ‘l’imparziale’ – dice Falcetta -. Quando il lavoratore entra in azienda spinge un pulsante. Quando il dispositivo suona e lampeggia, si procede al controllo. E se non ha il green pass, non entra. Non è detto, però, che chi non ha il certificato verde venga intercettato. Per questo, una volta di più, parliamo di una procedura inutile”.

“Il punto è questo – conclude il segretario della Uilm -. Il Governo non ha avuto gli attributi di rendere obbligatoria la vaccinazione e dopo, con l’obbligo di green pass nei luoghi di lavoro, ha fatto anche peggio. I protocolli di sicurezza nelle aziende metalmeccaniche, tuttora applicati, funzionavano e funzionano bene. Le percentuali dei contagi sono sempre state pari a zero. Rendere obbligatorio il certificato verde, da queste parti, è stata davvero una forzatura”.

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