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Presidio Padre Pio a Capurso, spacchettamento o cessione? Caroli: "Lavoriamo per garantire assistenza e posti di lavoro"

Presidio Padre Pio a Capurso, spacchettamento o cessione? Caroli: "Lavoriamo per garantire assistenza e posti di lavoro"

Lo spettro del licenziamento per 169 persone. Il rischio che una parte dei pazienti rimanga senza assistenza e una vicenda che ogni giorno diviene sempre più critica. Presidio di riabilitazione Padre Pio di Capurso: sono giorni convulsi in Regione, alla ricerca di una soluzione per la crisi lavorativa e assistenziale che rischia di abbattersi su lavoratori e pazienti ospiti del centro. Il prossimo 6 dicembre dovrebbe riunirsi la task force messa in piedi per definire le possibili vie d’uscita.

 

“Stiamo lavorando con i commissari giudiziari e gli esperti nominati per dare da un lato continuità all’assistenza e dall’altro garantire la conservazione dei posti di lavoro”, ha affermato l’assessore regionale al Lavoro Leo Caroli. Il come, però, non è ancora chiaro. Dopo il deaccreditamento della struttura, di proprietà privata ma fino a pochi giorni fa convenzionata con la Asl, la società GMS ha avviato le procedure per il licenziamento collettivo. Il tutto mentre, dall’altro lato, si procedeva con un concordato preventivo volto a scongiurare il fallimento. Ad oggi il passaggio a Mefir, che inizialmente aveva preso in fitto il ramo d’azienda, sembra di difficile realizzazione, a meno che la Regione non decida di fare un passo indietro sul deaccreditamento.

 

Un’ipotesi quantomeno difficile da immaginare, dopo il tira e molla tra Tar e Consiglio di Stato che ha dato ragione agli uffici di via Gentile. Restano due possibilità, allora: lo spacchettamento dei posti in convenzione su altre strutture presenti sul territorio, che comporterebbe però la perdita di molti posti di lavoro o la cessione a un nuovo soggetto. Già ci sarebbero infatti aziende interessate a subentrare. Ma anche qui le modalità sono tutte da capire. Una possibilità potrebbe essere quella di riutilizzare la vecchia sede del centro ad Adelfia con una nuova società. Un’ipotesi straordinaria, come del resto lo è tutta questa vicenda.

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