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Bari, l'Università fuori dall'organizzazione dell'ospedale Giovanni XXIII. Laforgia: “Più facile favorire colonizzazioni che investire sulle nostre risorse”

Bari, l'Università fuori dall'organizzazione dell'ospedale Giovanni XXIII. Laforgia: “Più facile favorire colonizzazioni che investire sulle nostre risorse”

“Distinguere i ruoli dell’Università e dell’Ospedale Pediatrico è stata una necessità.” E ancora: “Un ospedale da qualche anno caduto nell’oblio”. Parole pronunciate dal Governatore Emiliano all’apertura dei lavori del congresso di neonatologia che di fatto anticipa lo scorporamento del Giovanni XXIII, ex Ospedaletto dei bambini, dall’azienda Consorziale Policlinico.

 

Un’operazione che sin dai primi momenti ha suscitato numerose polemiche per i dubbi sulla capacità di autonomia di una struttura che, carente di molte specialità, ben presto dovrà imparare a camminare sulle proprie gambe. Un Giovanni XXIII che ricordiamo non dispone di una banca del sangue, di una terapia intensiva neonatale, di un’oncologia. Per esempio un paziente oncologico pediatrico, ricoverato al Policlinico, dovrebbe essere spostato per un eventuale intervento chirurgico al Giovanni XXIII salvo poi essere riportato per il follow up al Policlinico, con tutta una serie di complicazioni dal punto di vista amministrativo e burocratico e soprattutto di condivisione di percorsi assistenziali tra due diverse aziende. Questa comunicazione già oggi non sempre è semplicissima.

 

Ma non è tutto. L’operazione mette all’angolo della neonata rete pediatrica alcune delle eccellenze dei reparti universitari facenti parte del Policlinico. Per esempio la Neonatologia e Terapia Intensiva neonatale diretta da Nicola Laforgia, una delle più attrezzate in Italia, inaugurata appena due anni fa. Lo stesso primario, tra le altre cose Presidente regionale della Società Italiana di pediatria ma nonostante ciò neanche invitato al confronto, ha contestato la linea scelta dal governo regionale:

 

“Discutere di polo pediatrico senza l’Università di Bari. Nessuna attenzione per i pediatri del futuro di questa terra, per chi li forma e cerca di fare ricerca e assistenza di eccellenza tra mille difficoltà. Evidentemente è più facile favorire colonizzazioni, che investire sulle nostre risorse.” E del resto risulta chiaro, dal programma di questa tre giorni,che il coinvolgimento di università di fuori regione sia tutt’altro che un’ipotesi.

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