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Santo Stefano da incubo al Giovanni XXIII, più di 140 pazienti e PS in tilt. Del Vecchio: “Regolamenteremo meglio l’accesso”

Un foglio passato tra le mamme per annotare l’ordine d’arrivo. Decine di bimbi colpiti da un virus intestinale in attesa di una visita. La giornata di Santo Stefano è diventata un’Odissea per molti genitori che hanno portato il proprio piccolo al Pronto Soccorso del Giovanni XXIII.

 

Nonostante la recente istituzione del Servizio SCAP, un ambulatorio pediatrico completamente dedicato ai codici bianchi attivo dalle 8 alle 20 di festivi e prefestivi, la struttura non è riuscita a far fronte all’enorme afflusso di piccoli pazienti. Del resto il numero di accessi rende l’idea della giornata vissuta nel Pronto Soccorso dell’ex ospedaletto: 63 codici bianchi nel solo SCAP, 75 visite gestite invece dal Pronto soccorso, 3 di queste in codice rosso. Un totale di 138 visite in appena 12 ore che ha mandato in tilt i 2 medici di turno. E qui emerge l’atavico problema di questa postazione: durante le festività, tra ferie, malattie e permessi 104, capitava spesso di ritrovarsi con un solo medico in servizio durante i festivi con conseguenze più volte raccontate nei nostri telegiornali. Si può solo immaginare dunque cosa sarebbe accaduto ieri senza lo SCAP e soprattutto senza il secondo pediatra.

 

“Non possiamo negare l’esistenza di una criticità, ma è impossibile risolvere in un mese un problema che esiste da anni – spiega il sub commissario del Giovanni XXIII, Antonello Del Vecchio –. Stiamo valutando come implementare il numero dei medici, perché se da un lato potremmo attingere a graduatorie già esistenti, dall’altro vorremmo avere del personale perfettamente idoneo a ricoprire questo delicato ruolo”.

 

In più, Del Vecchio chiarisce i problemi organizzativi che ci sono stati al Giovanni XXIII: “Avevamo pensato che i codici bianchi dovessero passare direttamente dallo SCAP, senza fare il triage nel Pronto soccorso. È evidente che dobbiamo regolamentare meglio l’accesso. C’è da migliorare ma stiamo lavorando proprio per questo”.

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