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Presidio Padre Pio, sit-in dei lavoratori in Regione: “Non abbiamo più risorse per garantire un servizio pubblico”

Presidio Padre Pio, sit-in dei lavoratori in Regione: “Non abbiamo più risorse per garantire un servizio pubblico”

Le bandiere esposte davanti all’ingresso del Consiglio regionale. I lavoratori che chiedono ascolto dalle istituzioni: “Non abbiamo più risorse economiche per garantire un servizio pubblico”, è uno dei cartelli mostrati tra le mani.

 

Presidio di riabilitazione Padre Pio, i dipendenti scelgono Via Capruzzi per provare a dare eco alla propria situazione. Da luglio ad oggi hanno ricevuto soltanto 1.500 euro di stipendio e tra mutui e bollette da pagare le vicende personali rubano la scena al dramma generale. Dopo la delibera della Regione, che ha affidato alla ASL la ricerca di un nuovo soggetto che svolga il servizio, il Comitato per il Monitoraggio Economico Produttivo ed Aree di crisi ha convocato un tavolo per il prossimo 15 gennaio. In quella sede si discuterà sia degli arretrati ancora non versati che del futuro dei 169 lavoratori. Anche se le soluzioni all’orizzonte nascondono delle insidie che preoccupano rispetto ad una chiusura in tempi brevi.

 

L’attuale sede del centro, per esempio, è di proprietà del comune di Capurso ma in concessione pluriennale a Co.Ge.Pro., una società facente capo a GMS attualmente titolare del Presidio. Rimanere in quella struttura richiederebbe un accordo per la locazione dell’immobile. L’alternativa, in assenza di altre sedi analoghe di proprietà della ASL, sarebbe spostarsi ad Adelfia, nella struttura che fino a pochi anni fa ospitava proprio il Presidio di riabilitazione Padre Pio.

 

Tutti tasselli che dovranno trovare nel più breve tempo possibile una collocazione. Ulteriori attese, spiegano dai sindacati, danneggerebbero soltanto i lavoratori.

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Presidio Padre Pio, sit-in dei lavoratori in Regione: “Non abbiamo più risorse per garantire un servizio pubblico”

Le bandiere esposte davanti all’ingresso del Consiglio regionale. I lavoratori che chiedono ascolto dalle istituzioni: “Non abbiamo più risorse economiche per garantire un servizio pubblico”, è uno dei cartelli mostrati tra le mani.

 

Presidio di riabilitazione Padre Pio, i dipendenti scelgono Via Capruzzi per provare a dare eco alla propria situazione. Da luglio ad oggi hanno ricevuto soltanto 1.500 euro di stipendio e tra mutui e bollette da pagare le vicende personali rubano la scena al dramma generale. Dopo la delibera della Regione, che ha affidato alla ASL la ricerca di un nuovo soggetto che svolga il servizio, il Comitato per il Monitoraggio Economico Produttivo ed Aree di crisi ha convocato un tavolo per il prossimo 15 gennaio. In quella sede si discuterà sia degli arretrati ancora non versati che del futuro dei 169 lavoratori. Anche se le soluzioni all’orizzonte nascondono delle insidie che preoccupano rispetto ad una chiusura in tempi brevi.

 

L’attuale sede del centro, per esempio, è di proprietà del comune di Capurso ma in concessione pluriennale a Co.Ge.Pro., una società facente capo a GMS attualmente titolare del Presidio. Rimanere in quella struttura richiederebbe un accordo per la locazione dell’immobile. L’alternativa, in assenza di altre sedi analoghe di proprietà della ASL, sarebbe spostarsi ad Adelfia, nella struttura che fino a pochi anni fa ospitava proprio il Presidio di riabilitazione Padre Pio.

 

Tutti tasselli che dovranno trovare nel più breve tempo possibile una collocazione. Ulteriori attese, spiegano dai sindacati, danneggerebbero soltanto i lavoratori.

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