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Padre Pio, salta la riunione di task force: la ASL dovrà pagare gli stipendi arretrati per l’azienda

La ASL BA dovrà pagare le retribuzioni non ancora versate a oltre 40 lavoratori del presidio Padre Pio. Dopo aver già concesso lo scorso 15 novembre un decreto ingiuntivo che individuava la responsabilità in solido anche dell’Azienda sanitaria locale, il giudice Assunta Napoliello si è espresso nuovamente concedendo provvisoria esecutività al provvedimento.

 

Tradotto in parole povere: in attesa dell’udienza fissata per il 4 giugno, ad anticipare gli stipendi per il periodo compreso tra luglio e ottobre ci dovrà pensare direttamente la ASL. Al momento della proposizione della domanda, infatti, GMS vantava un credito nei confronti dell’azienda sanitaria locale relativo ai canoni per la gestione del servizio non ancora percepiti. La richiesta dei lavoratori, spalleggiati dai sindacati, era quella di ricevere direttamente le somme evitando il passaggio dall’azienda, così come previsto dal codice civile in materia di appalti.

 

“La norma – spiega il giudice nell’ordinanza – prevede infatti che i dipendenti dell’appaltatore possano agire direttamente nei confronti del committente “per conseguire quanto è loro dovuto, fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda”. La ASL, che dopo la domanda ha scelto di versare comunque il dovuto a GMS, rischierebbe addirittura di dover pagare due volte le somme, laddove i crediti residui non fossero sufficienti. Con la possibilità di rivalersi in seguito sull’azienda, attualmente in concordato preventivo. Le organizzazioni sindacali, che avevano sostenuto questa tesi sin da principio, potranno ora togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

 

Domenico Ficco (FP CGIL), ha ribadito: “Sosteniamo da tempo il concetto secondo cui ove un servizio pubblico (la sanità) sia affidato (in concessione) al privato (accreditato), l’affidante (Regione Puglia) deve vigilare ed esercitare, se del caso, i suoi poteri e le sue prerogative; di fianco, il committente il servizio (la ASL) deve occuparsi del contratto che lo lega all’accreditato esercente l’attività sanitaria e, nel caso in cui quest’ultimo non paghi le retribuzioni, intervenire in via sostitutiva (come previsto dal codice degli appalti) o adempiere per sua obbligazione diretta. Purtroppo chi doveva approfondire la materia con la sola finalità di rendere giustizia ai lavoratori, ha preferito arroccarsi sulla tesi che non si trattava di appalto piuttosto che non rispondere affatto alle numerose richieste delle OO.SS.”

 

Intanto mentre ripartono le procedure per affidare a un nuovo soggetto la gestione di questa fetta di riabilitazione (una parte di torta che fa gola a molti, se si considera che il tetto di spesa annuo è di 7 milioni, somma che moltiplicata per il numero massimo di anni potrebbe toccare i 48 milioni di euro) l’incontro previsto in queste ore della task force sul lavoro per conoscere le decisioni sul periodo transitorio è saltato per scelta del Gabinetto del presidente Emiliano con rinvio a venerdì 13. Con i circa 160 lavoratori ancora una volta inconsapevoli del proprio destino.

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