Home Attualità Stati Uniti stretti dalla morsa del gelo. Pierpaolo, barese emigrato a New...

Stati Uniti stretti dalla morsa del gelo. Pierpaolo, barese emigrato a New York: “Il nemico numero uno è il vento”

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Il problema, quello del gelo in America, è abbastanza serio. Attualmente (mentre vi scriviamo a Chicago la temperatura è in aumento dai -40°C di qualche ora fa) sono almeno 21, secondo le ultime stime, il numero dei decessi nei vari stati colpiti dal Polar Vortex, l’ondata di gelo che ha investito gli USA: le temperature, infatti, addirittura scese al di sotto di quelle registrate in Antartide, rischiano di portare al congelamento in soli 5 minuti. I funzionari statali hanno chiesto a tutta la popolazione di rimanere in casa, con il riscaldamento acceso ma al minimo indispensabile per eliminare gli sprechi e aumentare la domanda di energia elettrica e quindi evitare sovraccarichi.

Nel freddo americano troviamo Pierpaolo, barese di 31 anni esperto in digital marketing, che vive ad Hell’s Kitchen a Manhattan, proprio lungo il fiume Hudson dove il gelo sferza i grattacieli. Si è trasferito negli States nel 2011 per frequentare un Master in International Business a Miami, ma li si sa il freddo non è certo un problema anzi.. il clima ricorda quasi quello del capoluogo pugliese. Dopo una parentesi londinese si è trasferito stabilmente a New York nel 2017 e quindi possiamo dire che Pierpaolo di freddo, tempeste di neve e “Polar Vortex” dai nomi improbabili ne ha vissuti tanti.

“Il problema è abbastanza serio – dice – c’è una ondata di gelo da record che sta attraversando la costa est ma che cambia da zona a zona. Le aree più colpite sono quelle del nord al confine col Canada e città come Chicago dove la situazione è peggiore”.

“Quando ci sono queste situazioni – continua Pierpaolo – l’America si dimostra preparata e quasi nulla si ferma. Viabilità, uffici, scuole etc rimangono funzionanti, aperte fino a quando possono. Non come da noi al sud Italia dove per due fiocchi di neve si ferma tutto”. Negli States, in effetti, la macchina dei soccorsi è davvero preparata e le squadre speciali dedicate allo spazzamento delle strade o al soccorso per i senzatetto è ineguagliabile. 

“Il vero problema – continua – è il vento e bufere varie… peggiorano la situazione portando le temperature al doppio rispetto al reale. Per farvi un esempio se fuori ci sono -16°C il freddo reale che il corpo percepisce è di -33°C. Per fortuna che i meteo network in tv, radio e web ci aggiornano 24 ore su 24 su temperatura e zone maggiormente a rischio. Sopratutto ci avvisano sul pericolo “frostbites” ovvero in quanto tempo una parte del corpo rischia il congelamento se esposta, senza alcuna copertura, al gelo all’esterno”. In questo weekend appena trascorso il frostbites si è abbassato da 30 minuti a meno di 5. In pratica si rischia il congelamento in pochi istanti. E’ notizia delle ultime ore che alcune persone sono state trovate morte praticamente sull’uscio delle proprie case.

Ma come si comporta l’americano quando si trova in queste situazioni? Siamo stati abituati dai film d’oltreoceano a gente che impazzisce per acquistare beni di prima necessità: “L’americano medio corre di solito ai ripari preparandosi per rimanere giorni “snowed in” (sotto la neve, ndr), -ci spiega Pierpaolo – facendo viaggi per provviste al supermercato. Anche il questo caso lo spirito americano si fa sentire, con corse pazze alla ricerca di “bread & milk” (pane e latte, ndr) con aggiunta di scorte di bacon industriali.. (il bacon è un salume tipico americano simile alla pancetta/speck italiano, ndr)”. 

Chiediamo anche se è sempre così lì: “Queste sono condizioni estreme ma solitamente ci sono una o due grandi tempeste ogni anno tra gennaio e febbraio. Le temperature raggiungono i -15/-20 senza problemi, ma devo ammettere che rispetto al nostro clima nel sud Italia, queste sono molto più sopportabili e se non c’è un vento pazzo o tempesta di ghiaccio, non lo si soffre più di tanto. Sarà un po’ l’abitudine, sarà un po’ perché – e qui ci ride su, quasi per esorcizzare il gelo – come diceva quel vecchio detto ironico “non è tanto il freddo, ma l’umidità che ammazza”.

E ora che farai? – “Ho appena compiuto 31 anni e mi sono regalato una vacanza ad Aruba (Caraibi, ndr). Scapperò dalla tempesta e andrò a godermi un pò di caldo!”.

 

– Riproduzione riservata –

Riceverai una mail per la validazione dell'iscrizione. Leggi la nostra guida alla privacy

Lascia un commento

Inserisci un commento!
Inserisci il tuo nome qui