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Bari, stangata al clan Capriati: gli arrestati terrorizzavano anche i medici del Policlinico

Bari, stangata al clan Capriati: gli arrestati terrorizzavano anche i medici del Policlinico

Ulteriori dettagli emergono in merito all'operazione della Polizia di Stato che ha portato all'arresto di 21 persone, ritenute dagli investigatori esponenti di spicco e gregari del clan 'Capriati', attivo nel Borgo Antico, nel quartiere Murat, a Carrassi e in alcuni comuni del nord barese. Gli arrestati saltavano le liste d'attesa del Policlinico il più delle volte terrorizzando medici e infermieri e ottenendo prenotazioni anche in 48 ore, controllavano la cooperativa che gestisce la viabilità nel porto di Bari imponendo assunzioni (più della metà dei 44 dipendenti sono risultati pregiudicati o loro familiari), obbligavano i commercianti del mercato di Santa Scolastica e gli ambulanti della festa patronale di San Nicola del 2015 ad acquistare merce da fornitori amici: è quanto emerge dalle indagini della Dda di Bari e della Polizia che stamani - è stato detto in conferenza stampa - hanno "stroncato sul nascere la possibile rinascita del clan Capriati" che, ovviamente, si occupava anche di traffico di armi e droga, furti e rapine.

Gli agenti della Squadra mobile hanno notificato 21 misure cautelari (13 in carcere, 5 agli arresti domiciliari, un obbligo di dimora e due obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria). Stando alle indagini del pm Isabella Ginefra, ai vertici del gruppo mafioso c'erano i fratelli Filippo e Pietro Capriati, nipoti dello storico capo clan 'Tonino'. Dopo la scarcerazione di Filippo, nel febbraio 2014, avrebbero riorganizzato il clan affiliando decine di nuovi sodali. Tra gli indagati in stato di libertà ci sono pregiudicati, la manovalanza che eseguiva furti, rapine, spaccio ed estorsioni, due dipendenti della cooperativa portuale, un medico e due infermieri. Il procuratore Giuseppe Volpe ha sottolineato la capacità del clan di "intrattenere amicizie con il personale sanitario, per la verità piuttosto intimidito, ottenendo prestazioni con una rapidità assolutamente ignota ai cittadini normali". "In questo momento di crisi economica - ha detto il procuratore aggiunto Francesco Giannella - il nostro obiettivo essenziale è liberare il territorio dalla pressione della criminalità organizzata sulle attività economiche. Quello delle estorsioni è un fenomeno odioso, perché c'è una parte della città che vive alle spalle della parte sana succhiandone le energie. È una delle ragioni della crescita inferiore del Sud rispetto alle sue potenzialità. Questo supera il dato criminologico e diventa sociale".

Le indagini si sono avvalse di intercettazioni telefoniche e ambientali e della collaborazione di alcuni 'pentiti', consentendo anche di sventare un omicidio che il clan stava progettando. Agli indagati si contestano, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti (eroina, cocaina, hascisc e marijuana acquistata da Japigia e dalla Campania), aggravata dal metodo mafioso e dall'uso delle armi, porto e detenzione di armi da guerra, estorsioni aggravate dal metodo mafioso e continuate, associazione per delinquere, aggravata, finalizzata al compimento di furti anche fuori regione, soprattutto in Basilicata. Le attività illecite del clan interessavano la città vecchia, i quartieri Murat e Carrassi e alcuni comuni del nord barese, Bitonto, Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi. Durante le indagini sono stati sequestrati ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti e armi, un fucile mitragliatore, un fucile a canne mozze e 10 pistole, oltre a numerose munizioni, e recuperata parte della refurtiva.

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