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Bari, beni per 3.7 milioni di euro sequestrati all’avvocato Vignola. L’accusa: “Curatela fallimentare con truffa”

Bari, beni per 3.7 milioni di euro sequestrati all’avvocato Vignola. L’accusa: “Curatela fallimentare con truffa”

La Corte dei Conti della Puglia ha sottoposto a sequestro conservativo beni fino ad un valore di 3.7 milioni circa dell'avvocato 48enne barese Marco Vignola, ex curatore fallimentare della società Nova Tessile srl. Il sequestro è stato eseguito da militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bari della Guardia di Finanza.

Secondo l'accusa, in circa un decennio di gestione della procedura fallimentare, Vignola si è appropriato di oltre 1.5 milioni di euro, dei quali, a seguito di un'indagine penale conclusasi con il patteggiato della pena, ha restituito 835mila euro, lasciando un 'buco' di oltre 672mila euro. Oltre a questa cifra la Corte dei Conti chiede al legale il risarcimento del danno di immagine al Ministero della Giustizia (per la sua qualità di curatore fallimentare) di oltre 3 milioni. A Vignola sono state sequestrate quote relative a 29 immobili (tra appartamenti e locali) a Bari, Vietri di Potenza, Conegliano (Treviso), San Vito di Cadore (Belluno), tutti i crediti da lui vantati presso Inps e dalla Cassa Forense, e i depositi bancari e postali. L'udienza si terrà il prossimo 31 maggio.

Su Vignola pendeva un'indagine penale avviata da accertamenti antiriciclaggio che avevano segnalato il versamento su un conto personale del legale di un assegno di 800mila euro. All'esito degli accertamenti, la Procura della Repubblica di Bari formulò a carico di Vignola una richiesta di rinvio a giudizio con 127 capi di imputazione. Nel dicembre 2015 - a seguito di richiesta di patteggiamento - il gup di Bari applicò al professionista la pena (divenuta poi irrevocabile nel febbraio 2016) di due anni e quattro mesi di reclusione (due anni furono dichiarati estinti per indulto) per peculato, truffa aggravata, falso ideologico e per reati tributari, connessi alle appropriazioni di Vignola nella gestione della curatela fallimentare della Nova Tessile srl, dal 2001 al 2010.

Secondo l'accusa, Vignola si appropriò dei canoni di locazione dei vari immobili della società in fallimento; creò falsa documentazione per giustificare le spese della curatela e falsi mandati di pagamento a firma di giudici e cancellieri del Tribunale di Bari per prelevare al proprio fine denaro di pertinenza della curatela.

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