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Processo Escort, pm baresi replicano alla difesa: “Per Berlusconi il reato di induzione a mentire sussiste”

Silvio Berlusconi pagò Gianpaolo Tarantini perché mentisse sulle escort portate alle sue cene e anche se quel denaro fu dato prima che l’imprenditore barese fosse convocato per rendere interrogatorio ai magistrati della Procura di Bari, il reato di induzione a mentire sussiste. È quanto, in sintesi, hanno sostenuto nelle repliche i pubblici ministeri baresi che nei mesi scorsi hanno chiesto il rinvio a giudizio per l’ex presidente del Consiglio e per il faccendiere, ex direttore de L’Avanti, Valter Lavitola, ritenuto il tramite fra Berlusconi e Tarantini.

Stando all’ipotesi accusatoria, sostenuta in udienza preliminare dai pm Pasquale Drago e Eugenia Pontassuglia, Berlusconi avrebbe fornito al barese Tarantini avvocati, un lavoro e centinaia di migliaia di euro in denaro, perché mentisse ai pm baresi che indagavano sulle escort portate nelle residenze estive dell’ex premier fra il 2008 e il 2009 e sui suoi interessi in Finmeccanica.

Nell’udienza preliminare che si sta celebrando dinanzi al gup del Tribunale di Bari Anna Rosa Anna Depalo, è stata sollevata dalle difese anche la questione della competenza territoriale, chiedendo che il procedimento sia trasferito ai magistrati di Napoli e al Tribunale dei Ministri (essendo all’epoca Berlusconi capo del Governo). Anche su questi i pm hanno replicato insistendo perché il processo resti a Bari, luogo dove Tarantini ha reso il primo interrogatorio nell’ambito dell’inchiesta escort.

Contro Berlusconi è costituita parte civile la Presidenza del Consiglio dei Ministri, rappresentata dall’avvocato dello Stato Valter Campanile, che ha rilevato il danno d’immagine causato dalle condotte dell’ex premier, accusato di aver pagato le bugie di Tarantini. Nelle prossime udienze del 14 e del 18 maggio replicheranno i difensori degli imputati e sarà poi fissata un’ulteriore data per la decisione.

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