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Bari, reclutavano migranti al Cara per trasferirli illegalmente in Europa: 4 condanne. Giro d’affari da 9 milioni di dollari

Il gup del Tribunale di Bari Giovanni Anglana ha condannato a pene comprese tra i 5 anni e 3 mesi e i 18 mesi di reclusione quattro cittadini somali accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla permanenza illegale di migranti irregolari nel territorio dello Stato ed al successivo ingresso in paesi esteri, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a scopo di lucro, uso di documentazione falsa ed esercizio abusivo dell’attività bancaria. La sentenza è stata emessa al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato. Nei confronti di altri 15 imputati è attualmente in corso il processo di primo grado con rito ordinario.

Stando alle indagini di Squadra Mobile e Digos, coordinate dalla Dda di Bari, gli imputati aspettavano gli sbarchi dei migranti somali, li reclutavano nei centri di accoglienza siciliani e pugliesi e poi ne organizzavano illegalmente il trasferimento nel nord Europa, al costo di 900 dollari per migrante in cambio di un pacchetto ‘all inclusive’ che comprendeva documenti falsi, vitto, alloggio, abiti puliti e biglietti per il viaggio. A capo della presunta organizzazione criminale c’era – secondo le indagini – il 33enne somalo Ismail Olhaye Hussein (condannato a 5 anni e 3 mesi), titolare di due agenzie di ‘money transfer’ a Bari mascherate da associazioni culturali per servizi a migranti.

Secondo la magistratura barese, l’organizzazione aveva messo in piedi una vera e propria “agenzia di servizi illegale” con osservatori inviati nei Cara per prendere i migranti, definiti “selvaggi”, altri sodali che si occupavano di reperire i documenti falsi e altri ancora incaricati dei trasferimenti di centinaia di migranti, soprattutto minorenni, diretti in Gran Bretagna, Svezia e Germania. Il giro di affari stimato si aggira intorno ai 9 milioni di dollari e per il trasferimento di denaro dall’Africa veniva utilizzato il sistema dell’hawala informatica, che consente trasferimenti di somme difficilmente tracciabili.

Nel corso delle indagini, coordinate dai pm Giuseppe Gatti e Renato Nitti, sono emersi inoltre contatti attraverso Facebook e altri social network fra alcuni componenti dell’organizzazione criminale e soggetti ritenuti filo jihadisti, vicini al gruppo terroristico somalo “Al Shabaab”, su cui sono ancora in corso accertamenti.

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