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Mafia e scommesse online: arresti a Bari, Reggio Calabria e Catania. In manette anche Tommy Parisi – VIDEO

Le mafie si sono spartite e controllano il mercato della raccolta illecita delle scommesse online. Questo è quanto è emerso al termine di tre diverse indagini delle procure di Bari, Reggio Calabria e Catania, coordinate dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, che hanno portato all’arresto di 68 persone e al sequestro di beni in Italia e all’estero per oltre un miliardo di euro. I destinatari dei provvedimenti cautelari sono tutti importanti esponenti della criminalità organizzata pugliese, reggina e catanese, oltre a diversi imprenditori e prestanome.

Ventidue gli arresti effettuati a Bari, sette in carcere e gli altri ai domiciliari. Dietro le sbarre sono finiti Vito Martiradonna (detto “Vitin lEnèl”, già condannato per associazione di tipo mafioso insieme al boss Tonino Capriati nel processo Borgo Antico), i suoi figli Francesco, Mariano e Michele Martiradonna, Antonio Buontempo, Giovanni Paolo Memola e Tommy Parisi (figlio del boss Savinuccio). Ai domiciliari, invece, sono finiti Michele Buontempo, Francesco Catacchio, Michele Cinquepalmi, Mariella Franchini, Luigi Lucarelli, Giuseppe Decandia (nato ad Altamura), Santino Concu (Cagliari), Alessandro Di Bello (Foggia), Andrea Gaiti (Bergamo), Fabrizio Gerolla (Torino), Giuseppe La Gala (Foggia), Gianpaolo Mapelli (Bergamo), Raffaele Tagliente (Taranto), Dante Taranto (Napoli) e Paolo Carlo Tavarelli (Napoli).

I reati contestati, a vario titolo, vanno dall’associazione mafiosa al trasferimento fraudolento di valori, dal riciclaggio all’autoriclaggio, dall’illecita raccolta di scommesse online alla fraudolenta sottrazione e ai prelievi fiscali dei relativi guadagni.

Dalle indagini è emerso che i gruppi criminali si erano spartiti e controllavano, con modalità mafiose, il mercato delle scommesse clandestine online attraverso diverse piattaforme gestite dalle stesse organizzazioni. Il denaro accumulato illegalmente, il cui percorso è stato monitorato dalla Guardia di Finanza, veniva poi reinvestito in patrimoni immobiliari e posizioni finanziarie all’estero intestati a persone, fondazioni e società, tutte ovviamente schermate grazie alla complicità di diversi prestanome. E proprio per rintracciare il patrimonio accumulato ed effettuare i sequestri è stata fondamentale la collaborazione di Eurojust e delle autorità giudiziarie di Austria, Svizzera, Regno Unito, Isola di Man, Paesi Bassi, Curacao, Serbia, Albania, Spagna e Malta.

Un’intercettazione della Guardia di Finanza mette in evidenzia quella che è la nuova mentalità delle organizzazioni criminali. “Io cerco i nuovi adepti nelle migliori università mondiali – dice uno degli indagati all’interlocutore di turno – e tu vai ancora alla ricerca di quattro scemi in mezzo alla strada vanno a fare ‘bam bam’. Io invece cerco quelli che fanno ‘pin pin’, che cliccano. Quelli che cliccano e movimentano”.

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