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Mafia e scommesse a Bari, il gip: “I Martiradonna erano pronti alla fuga”

Il pregiudicato Vito Martiradonna e i suoi tre figli erano “pronti ad intraprendere un periodo di latitanza all’estero”. I presunti capi dell’organizzazione mafiosa con base logistica a Bari, accusati di aver creato un sistema transnazionale di scommesse illegali on-line stringendo accordi con gruppi malavitosi in Sicilia, Campania e Calabria, avevano progettato di fuggire per evitare eventuali arresti, in Spagna o in Sud America.

È quanto emerge dagli atti dell’indagine della Dda di Bari che ieri ha portato all’arresto di 22 persone, alcune ancora ricercate come Tommy Parisi, il figlio cantante del boss barese Savinuccio. Secondo il gip che ha disposto gli arresti, Giovanni Anglana, i Martiradonna, “Vitin l’Enèl”, ex cassiere del clan Capriati di Bari, e i suoi figli Michele, Francesco e Mariano, erano “pronti a darsi alla fuga per sottrarsi a provvedimenti coercitivi restrittivi”, disponendo “all’estero, anche in paesi extracomunitari, di enormi risorse economiche, abitazioni, aziende, contatti” e “potendo contare su numerosi fiancheggiatori”.

Le indagini della Guardia di Finanza, coordinate dai pm Renato Nitti e Giuseppe Gatti, hanno accertato almeno cinque proprietà immobiliari in Florida e in Inghilterra. “Ormai da questi ti puoi aspettare di tutto, quindi non penso che ci siano assai soluzioni, tranne fare le valigie e andarsene”, dice in una intercettazione il figlio di Vito Martiradonna, Francesco, riferendosi agli investigatori che avevano eseguito alcune perquisizioni domiciliari.

“Vitin l’Enèl”, secondo quanto appreso, si era procurato anche una carta d’identità in bianco senza fotografia, per “creare – scrive il gip – una falsa identità per favorirne la fuga all’estero” e aveva anche un piano B. Aveva infatti “creato i presupposti per invocare, in caso vi fosse bisogno, uno stato di infermità” con una “finta malattia” documentata da periodiche visite mediche. Questa mattina si sono celebrati nel carcere di Bari i primi due interrogatori di garanzia. Dinanzi al gip, Vito e Francesco Martiradonna si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

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