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Bari, truffa su carrelli pasti: chiesto sequestro di 5 milioni. Tra gli indagati anche "Lady Asl" Lea Cosentino

Bari, truffa su carrelli pasti: chiesto sequestro di 5 milioni. Tra gli indagati anche "Lady Asl" Lea Cosentino

L'indagine risale al 2007. L'Asl avrebbe deliberato l'estensione dell'appalto al Di Venere senza bandire una gara


Un sequestro preventivo di 5 milioni di euro è stato chiesto dalla Procura di Bari per la presunta truffa sulla fornitura di carrelli e vassoi per la somministrazione dei pasti all'ospedale Di Venere di Bari. L'indagine risale a quasi dieci anni fa. Gli indagati sono 14 e fra questi c'è anche anche l'ex direttore generale della Asl di Bari Lea Cosentino,  ribattezzata "lady Asl", oltre a dirigenti e funzionari Asl e imprenditori.

Sono accusati tutti a vario titolo di frode in pubbliche forniture, truffa aggravata, falso materiale e ideologico. Stando alle indagini avviate nel 2007, la dirigenza della Asl di Bari avrebbe indebitamente deliberato l'estensione al Di Venere dell'appalto affidato ad una ditta napoletana, la EP spa, per l'ospedale San Paolo, senza bandire una gara. Avrebbe inoltre pagato più carrelli e vassoi di quelli necessari con relativo danno all'ente.  

Stando alle indagini dei Carabinieri del Nas di Bari, coordinati dalla magistratura barese, l'estensione dell'appalto senza gara sarebbe stato effettuato utilizzando la formula di "necessità per assoluta urgenza" ritenuta dagli inquirenti "inesistente". La ditta, inoltre avrebbe fornito attrezzature "a prezzi fuori mercato, già usati e in esubero rispetto ai pasti giornalieri di media del complesso ospedaliero", con un costo complessivo del servizio di 78mila euro mensili.

La delibera Asl risale al giugno 2007, ma la Procura ritiene che il danno arrivi fino al 2013 a causa delle successive proroghe del contratto. Nell'inchiesta risultano indagati, oltre all'ex dg Lea Cosentino, gli allora dirigenti e funzionari Asl Alessandro Calasso, Luigi Ronzulli, Giuseppe Ricchiuti, Felice De Pietro, Luciano Lovecchio, Giuseppe Lonardelli, Enrico Primignani, Antonio Colella, Pasquale Cipriani, Giovanni Molinari, Emilia Anelli e gli imprenditori Carlo D'Abaco e Giuseppe Aprea della società EP di Napoli, affidataria dell'appalto.

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