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Bari, aggressione al corteo: chiusa sede CasaPound. Militanti indagati per “riorganizzazione del partito fascista” – IL VIDEO

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Su disposizione della magistratura barese è stata sottoposta a sequestro preventivo la sede di CasaPound, in via Eritrea 29, nel quartiere Libertà. L’indagine riguarda l’aggressione del 21 settembre scorso compiuta da militanti del movimento di estrema destra nei confronti di manifestanti che avevano appena partecipato ad un corteo antifascista e antirazzista.

Nell’aggressione rimasero feriti Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista, Antonio Perillo, assistente parlamentare dell’eurodeputata Eleonora Forenza (anche lei presente al momento dell’aggressione) e Claudio Riccio di Sinistra Italiana. Le indagini della Digos della Questura di Bari sono state coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Rossi. Il provvedimento di sequestro è stato disposto dal gip del Tribunale di Bari Marco Galesi.

Nell’inchiesta della Procura di Bari sono indagate 35 persone: a 30 militanti di CasaPound, tra cui 2 minorenni e 2 donne, sono contestati i reati di “riorganizzazione del disciolto partito fascista” e “manifestazione fascista”. Dieci di loro sono accusati di aver materialmente compiuto l’aggressione. Cinque manifestanti antifascisti del centro sociale “Ex Caserma Liberata”, invece, sono accusati di violenza e minaccia a pubblico ufficiale.

Stando alle indagini della Digos, quindi, la sera del 21 settembre dieci militanti di CasaPound dinanzi alla sede di via Eritrea, “in esecuzione di un medesimo disegno criminoso giustificato dalla ideologia fascista”, con “sfollagente, manubri da palestra, manganello telescopico, cintura dei pantaloni” e con premeditazione, hanno causato lesioni personali ad almeno quattro manifestanti. Dopo l’aggressione un gruppo di manifestanti antifascisti, compagni delle vittime, avrebbero “minacciato e colpito con calci, pugni e spintoni poliziotti e carabinieri intervenuti per sedare gli animi e contenere il tentativo di sfondamento del cordone”.

“L’indole violenta e aggressiva legata a ragioni di estremismo ideologico e politico” dei militanti di CasaPound fa “ritenere concreto il pericolo che, ove si presentino occasioni analoghe, legate a manifestazioni di pensiero a loro ‘sgradite’, possano tornare a usare la sede come base operativa per sferrare simili aggressioni organizzate”. Lo scrive il gip di Bari nel decreto di sequestro preventivo della sede, aperta dal maggio 2016. Nel provvedimento il giudice parla di “chiamata a raccolta da parte dei militanti pugliesi di CasaPound” finalizzata ad “aggredire avversari politici”.

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