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Assalto in banca a Bari: sette arresti. Componenti della banda rintracciati anche a Roma e Napoli – NOMI E VIDEO

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Questa mattina – a Bari, Roma e Napoli – la Polizia di Stato ha arrestato sette persone ritenute responsabili dell’assalto a una filiale barese del Banco di Napoli, quella di viale Salandra ad angolo con via Lucera, avvenuto il 12 giugno del 2017. In carcere sono finiti il 40enne Massimiliano Monacelli, suo fratello Biagio (43 anni), Antonio Attolico (55), Francesco Ritoli (42), Michele De Giglio (50) e Massimo Margheriti. Ai domiciliari, invece, è finito Michele Costantino (42). Gli arrestati, tutti già gravati da precedenti penali specifici, sono accusati a vario titolo di rapina aggravata, detenzione e porto illegale d’armi da fuoco, furto, ricettazione e riciclaggio.

I fatti contestati, dunque, risalgono al 17 giugno di due anni fa, quando un commando armato tentò di rapinare i sacchi di danaro che personale dell’IVRI stava depositando nella camera di sicurezza della banca. Circostanza che, dopo un conflitto a fuoco durante il quale i rapinatori spararono quattro colpi di fucile e le guardie giurate risposero esplodendo 9 colpi di pistola, si concluse con i malviventi in fuga a bordo di due veicoli.

Le immediate indagini condotte dalla Squadra Mobile, inizialmente, si concentrarono sulla figura di Massimiliano Monacelli, evidentemente colpito dalle guardie durante la sparatoria e subito giunto al pronto soccorso dell’ospedale San Paolo con ferite al torace e al braccio sinistro. Interrogato, però, Monacelli consegnò agli investigatori solo dichiarazioni non veritiere e fuorvianti. A distanza di alcuni giorni, poi, dopo il ritrovamento di uno dei due veicoli utilizzati dai malviventi nella campagne di Modugno, arrivò la confessione di Monacelli che, fornendo qualche dettaglio sul delitto, fece entrare nell’orbita dell’indagine anche Francesco Ritoli: uomo che fu assoldato dal commando per assicurare al gruppo criminale uno dei veicoli da utilizzare per l’assalto.

La ricostruzione completa della vicenda, però, è arrivata con l’attenta analisi delle immagini di videosorveglianza della banca, dall’esame dei tracciati delle utenze telefoniche di interesse investigativo e dalle importanti dichiarazioni rese in seguito rese da un altro degli arrestati: Michele Costantino, già sotto indagine insieme a Massimo Margheriti per l’omicidio del dipendente Amiu Michele Amedeo, avvenuto il 25 aprile del 2017.

Dalle attività investigative, così, è emerso che il colpo fu ideato e programmato da Massimiliano Monacelli, dal fratello Biagio e da Antonio Attolico. I tre, quindi, nelle fasi organizzative, coinvolsero nel progetto Margheriti e Costantino allo scopo di recuperare dei veicoli idonei a realizzarlo. I due, a loro volta, si rivolsero allora a Ritoli, loro amico, che per 800 euro vendette a uno dei due Monacelli una Fiat Bravo di colore bordeaux, per altro rubata, da lui posseduta e su cui girava con telaio alterato e con targhe appartenenti a un altro veicolo. Due giorni prima della rapina, poi, i fratelli Monacelli, Attolico, Margheriti e Costantino si diedero appuntamento nei pressi del Mc Donald’s del San Paolo per definire i dettagli del colpo, stabilendo che il gruppo avrebbe raggiunto la banca alle primissime ore della mattinata del 12 giugno.

Il giorno dell’assalto, quindi, Massimiliano Monacelli, Margheriti e De Giglio si incontrarono verso le 6.30 in via delle Regioni, presso l’abitazione di Attolico, che custodiva la Fiat Bravo, il kalashnikov, i giubbetti e le radio portatili e, contestualmente, Costantino sostituì le targhe del veicolo con altre targhe rubate a un’auto a Grumo Appula qualche settimana prima. Lo stesso Costantino ebbe anche il compito di far aggiustare la pistola detenuta illegalmente da Margheriti e di mettere a disposizione del gruppo il secondo dei due mezzi che dovevano essere utilizzati per l’assalto: una Fiat Bravo di colore blu rubata a Giovinazzo pochi giorni prima e mai ritrovata dagli investigatori.

Massimiliano Monacelli, Massimo Margheriti e Michele De Giglio, una volta raggiunto l’obiettivo a bordo della Fiat Bravo bordeaux condotta da Attolico, si nascosero in un locale in disuso attiguo alla banca attendendo notizie dai complici Biagio Monacelli e un altro soggetto, non colpito da misura cautelare, sull’arrivo del furgone blindato. Nel frattempo, Costantino si adoperò per occupare uno dei posti auto adiacenti all’ingresso della camera di sicurezza dello stabile, così da indurre il furgone blindato a fare un tragitto più lungo e a parcheggiare nella posizione voluta dai rapinatori per assaltarlo.

Partì quindi l’assalto, ad opera dei tre nascosti nel locale attiguo alla banca, con De Giglio che frappose il kalashnikov tra il telaio e la porta d’ingresso della ‘safe camera’ in modo da impedirne alle guardie giurate la chiusura. Fu allora che vennero esplosi i 4 colpi di fucile contro due guardie, una delle quali sparò nove proiettili dalla propria pistola d’ordinanza, ferendo Monacelli e provocando la fuga dei malviventi.

Gli indagati colpiti dalla misura carceraria, dopo gli atti di rito, sono stati ristretti nelle carceri di Bari e Napoli.

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