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Marò, Italia davanti al tribunale arbitrale internazionale all’Aja: “India li ritiene già colpevoli”

22/12/2012 Roma, rientro dei Maro' in Italia per un permesso natalizio. Nella foto il maro' Salvatore Girone durante le dichiarazioni alla stampa
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“Agli occhi dell’India non c’è presunzione di innocenza: i Marò erano colpevoli di omicidio ancora prima che le accuse fossero formulate”. Lo ha detto l’ambasciatore Francesco Azzarello, davanti al Tribunale arbitrale internazionale all’Aja, rivendicando per l’Italia la giurisdizione del caso, ricordando inoltre che in India “ci sono stati ingiustificabili rinvii del processo. Sono state inventate speciali procedure, in violazione della stessa Costituzione indiana”.

“I marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone – ha detto l’ambasciatore, aprendo l’udienza – . Sono funzionari dello Stato italiano impegnati nell’esercizio delle loro funzioni a bordo di una nave battente bandiera italiana e in acque internazionali. Pertanto, sono immuni dalla giustizia straniera”. Queste le ragioni per cui l’Italia rivendica la giurisdizione sul caso della morte dei due pescatori indiani, scambiati per pirati, nel febbraio del 2012.

Nel caso dei due marò anche “le considerazioni umanitarie sono rilevanti: alla fine di questo arbitrato, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone saranno stati privati, a vari livelli, della loro libertà senza alcuna imputazione per otto anni”, ha detto ancora l’ambasciatore Azzarello.

“L’Italia sostiene di avere l’esclusiva giurisdizione sulla vicenda ma bisogna tenere a mente che l’India e due suoi pescatori sono le vittime di questo caso: due esseri umani a bordo di una barca indiana sono stati uccisi da individui che erano su una nave commerciale”. Ha detto, invece, il rappresentante di Delhi, G. Balasubramanian. Che ha concluso: “L’Italia ha infranto la sovranità indiana nella sua zona economica esclusiva con i due marò che hanno sparato con armi automatiche contro un peschereccio indiano che aveva pieno diritto a operare in quell’area senza il timore di essere fermato, essere oggetto di spari e avere due dei suoi membri di equipaggio uccisi. Il caso è materia di tribunali nazionali e non dell’arbitrato internazionale, il cui mandato si limita all’interpretazione e all’applicazione della Convenzione dell’Onu sul diritto del mare”.

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