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Bari, morì dopo fecondazione assistita: a rischio processo ginecologo e primario del centro di Conversano

Secondo la magistratura i medici avrebbero “omesso di disporre la necessaria valutazione cardiologica prima dell’intervento”

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Con la costituzione delle parti e la citazione dell’Asl di Bari come responsabile civile, è cominciata dinanzi al gup del Tribunale di Bari Francesco Pellecchia l’udienza preliminare per il rinvio a giudizio dei due medici imputati per la morte della 38enne di Bitritto Arianna Acrivoulis durante un intervento di fecondazione assistita. Rischiano il processo per omicidio colposo Giuseppe D’Amato, ginecologo e direttore del Centro di Fecondazione di Assistita di Conversano, e Cosimo Orlando, primario di Anestesiologia della stessa clinica.

Stando alle indagini della magistratura barese, coordinate dai pm Luciana Silvestris e Grazia Errede e basate sulla documentazione clinica acquisita e sulla consulenza medico-legale, i due medici avrebbero “omesso di disporre la necessaria valutazione cardiologica prima dell’esecuzione dell’intervento“, pur sapendo di trovarsi di fronte a una donna affetta da obesità e diabete e con lieve insufficienza cardiaca.

Avrebbero poi omesso di sospendere la procedura nonostante i sintomi sopravvenuti, e, anzi, avrebbero continuato somministrando ulteriore anestesia fino al decesso della paziente “per aritmia cardiaca“. I fatti contestati risalgono al 10 giugno 2015. Nell’udienza preliminare, che proseguirà il prossimo 27 aprile, si sono costituiti parte civile i familiari della vittima che hanno chiesta la citazione della Asl come responsabile civile.

 

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