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Bari, ubriaco e drogato alla guida uccise 23enne. La famiglia: “3 anni e 8 mesi pena troppo lieve”

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Un mese prima dell’entrata in vigore della legge sull’omicidio stradale, si schiantò frontalmente con un’auto mentre era alla guida ubriaco, drogato, ad alta velocità e contromano, provocando la morte del musicista 23enne di Conversano Davide D’Accolti. Il 33enne di Noicattaro Giovanni Palumbo, rimasto invalido nell’incidente, oggi è stato condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione per omicidio colposo aggravato. Se l’incidente fosse avvenuto solo un mese dopo, probabilmente la condanna sarebbe stata per ‘omicidio stradale’ reato che prevede una pena massima di 20 anni di reclusione.

L’incidente avvenne nella notte tra il 20 e il 21 febbraio 2016 sulla Statale 16 di Bari. La legge sull’omicidio stradale è entrata in vigore il 25 marzo successivo. La famiglia della vittima, già risarcita dal responsabile, ha giudicato troppo lieve la pena: “La Giustizia dovrebbe dire ai ragazzi ‘se sbagli paghi’. Oggi mi è sembrato, nel rispetto della coscienza di chi ha emesso la sentenza, che se sbagli una via ci sta, te la cavi” ha commentato il padre della vittima, Gianni D’Accolti.

La sentenza è stata emessa dal gup del Tribunale di Bari Marco Galesi con rito abbreviato (e quindi con una pena ridotta) e il giudice ha disposto anche la revoca totale della patente. Il pm Michele Ruggiero aveva chiesto la condanna più di 5 anni di reclusione. “Questa sentenza non ci soddisfa e sarà sicuramente oggetto di impugnazione.

Il pm aveva colpito nel segno ritenendo che il reato vada al di là dell’omicidio colposo e rasenti l’omicidio volontario, quindi andava applicata una pena più elevata” ha dichiarato il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Iudice. Di “sentenza equilibrata” ha parlato il difensore dell’imputato,Guido Ceci. Oggi Palumbo in udienza ha chiesto scusa dicendo di non ricordare nulla di quella notte. Nel processo era costituita parte civile l’associazione Ciao Vinny, con l’avvocato Piefrancesco Clemente, per la quale il giudice ha riconosciuto un risarcimento danni da quantificarsi in sede civile.

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