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Scacco matto al clan D’Abramo-Sforza di Altamura: oltre 50 arresti tra Puglia, Basilicata e Lazio – VIDEO

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Scacco matto al clan D’Abramo-Sforza di Altamura. Nella notte, infatti, i carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 58 persone: 49 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 4 all’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. L’ordinanza è stata eseguita da 300 militari nei territori di Bari, Altamura, Cerignola, Foggia, Lecce, Matera e Roma. Le accuse sono di associazione di tipo mafioso, anche armata, detenzione e porto di armi, anche da guerra, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, omicidio, tentato omicidio, estorsione e turbativa d’asta. Eseguito anche il sequestro di quattro immobili, un esercizio commerciale del valore complessivo di oltre due milioni di euro e di due autovetture di grossa cilindrata.

L’operazione è il frutto di un’indagine avviata nel 2017 dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari, sviluppata quasi esclusivamente mediante servizi di osservazione e pedinamento effettuati sul territorio, accompagnati da attività tecniche d’intercettazione telefonica e ambientale. Un’indagine che ha consentito di documentare l’operatività dell’organizzazione criminale facente capo a Michele D’Abramo e Giovanni Sforza, attiva nel territorio di Altamura, e legata al clan Parisi di Bari da cui si riforniva di sostanze stupefacenti da spacciare nel proprio territorio di competenza.

L’indagine, inoltre, ha consentito di identificare mandanti ed esecutori materiali dell’omicidio e della soppressione del cadavere di Angelo Popolizio, scomparso ad Altamura il nell’agosto del 2014, e di due tentati omicidi verificatisi nel 2012 e nel 2014, strategici per la conquista violenta del territorio da parte della nuova compagine criminale.

Nell’ambito dell’inchiesta è emerso, altresì, come un imprenditore edile altamurano, responsabile della ditta incaricata dell’esecuzione dei lavori di costruzione del ‘centro di ristorazione sociale per persone disagiate’ di Gioia del Colle – danneggiato nel 2016 da un incendio doloso occorso a pochi giorni dalla sua inaugurazione – e successivamente impegnato con la sua impresa nella realizzazione di alloggi di edilizia popolare a Grumo Appula, fosse rimasto vittima – in entrambi i casi – di estorsioni non denunciate da parte della criminalità locale e costretto ad assumere personale per ottenere ‘protezione’. L’uomo, a sua volta, si è reso responsabile del reato di corruzione di un funzionario amministrativo della Regione Puglia per accelerare l’emissione dei mandati di pagamento.

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