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Strage treni Andria-Corato, confermata la ricusazione dei giudici: ricorso parti civili dichiarato inammissibile

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La Cassazione ha confermato la ricusazione dei giudici del Tribunale di Trani nel processo per il disastro ferroviario che il 12 luglio 2016, sulla tratta tra Andria e Corato, causò la morte di 23 persone e il ferimento di altri 51 passeggeri. La quinta sezione penale della Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcune parti civili, assistite dagli avvocati Andrea Moreno e Giuseppe Modesti, contro il provvedimento della Corte di Appello di Bari che nel giugno scorso aveva accolto la richiesta di ricusazione della società Ferrotramviaria, difesa dagli avvocati Michele Laforgia e Tullio Bertolino, condannando alle spese i ricorrenti.

Stando alla decisione dei giudici baresi, confermata oggi dalla Cassazione, l’aggettivo “inaffidabile” attribuito dal collegio ricusato alla società nel provvedimento con il quale citava la Regione Puglia come responsabile civile “avrebbe vulnerato l’imparzialità del Tribunale”, costituendo “una irrituale ed illegittima anticipazione del giudizio in ordine alla responsabilità dell’ente”.

Nel processo in corso a Trani dinanzi ad un nuovo collegio di giudici sono imputate la società Ferrotramviaria e 17 persone fisiche, dipendenti e dirigenti dell’azienda pugliese di trasporti e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, accusate, a vario titolo, di disastro ferroviario, omicidio colposo, lesioni gravi colpose, omissione dolosa di cautele e violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. La prossima udienza è in programma l’11 dicembre.

Sono costituiti parti civili i familiari delle vittime, i Comuni di Andria, Corato e Ruvo di Puglia, diverse associazioni e la Regione Puglia, citata anche come responsabile civile insieme con Ferrotramviaria e con il Mit.

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