Home Apertura Droga e armi da guerra: blitz dei Carabinieri a Bari. Arrestati capi...

Droga e armi da guerra: blitz dei Carabinieri a Bari. Arrestati capi e gregari dei clan Parisi, Palermiti e Milella – VIDEO

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Sono 15 le ordinanze di custodia cautelare che, dalle prime ore di questa mattina, i carabinieri hanno eseguito nei confronti di capi e gregari dei clan Parisi, Palermiti e Milella: organizzazioni malavitose che, unite, dominano gli affari criminali nel quartiere Japigia di Bari e – con ramificazioni – in altri territori della provincia. A finire in carcere sono state 12 persone, mentre in 3 sono stati raggiunti da un provvedimento di obbligo di dimora e contestuale presentazione quotidiana alla Polizia Giudiziaria. Tutti dovranno rispondere, a vario titolo, di promozione, organizzazione e partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di cocaina, hashish e marijuana, spaccio e detenzione in concorso di un arsenale costituito da numerose armi da fuoco, da guerra e comuni, alcune anche clandestine.

Gli arresti di oggi arrivano dopo lunghe indagini partite il 16 ottobre del 2014 quando, all’interno di un appartamento all’ultimo piano di una palazzina di via Di Vagno, i militari recuperarono più di 40 armi da fuoco: pistole mitragliatrici, fucili d’assalto AK 47 kalashnikov, fucili calibro 12, numerose pistole e migliaia di munizioni. Nella stessa circostanza, in venne arrestato un 66enne affittuario dell’appartamento, furono sequestrati anche 10 chili cocaina.

Gli inquirenti quindi, a distanza di 5 anni, sono riusciti ad accertare la riconducibilità di quanto sequestrato al gruppo criminale composto dalle famiglie Parisi, Palermiti e Milella e in particolare alla frangia diretta dal 39enne Domenico Milella. Quest’ultimo, nel 2014, si trovava rinchiuso nel carcere di Taranto per altre vicende penali ma, attraverso le immagini di una telecamera di sicurezza posizionata nel pianerottolo dell’abitazione di via Di Vagno, è stato possibile riscontrare che quei locali erano frequentati da alcuni soggetti, oggi arrestati, sottoposti proprio al boss Milella: tra questi anche Giuseppe Gelao, successivamente ucciso il 6 marzo del 2017 in un agguato in cui venne ferito anche un altro degli attuali indagati. Lo stesso Milella che, attraverso il padre oggi destinatario della misura cautelare dell’obbligo di firma, decise di farsi carico delle spese legali e di sostentamento della famiglia del 66enne custode delle armi e della droga sequestrate in quella occasione.

La prosecuzione delle indagini, quindi, ha permesso di ricostruire la vita e l’operatività dell’organizzazione criminale successiva al trasferimento di Domenico Milella dal carcere di Taranto a quello di Pescara, fino ad arrivare alla sua detenzione in regime degli arresti domiciliari, sempre a Pescara. Pertanto, tra il 2015 e il 2016, è stata accertata l’operatività del clan nell’ambito dello spaccio di droga con continue visite nell’abitazione in cui il boss scontava la sua pena e l’intervento diretto da parte del capoclan in occasione di contrasti sorti all’interno e all’esterno del sodalizio criminale: anche intimidazioni effettuate a colpi di pistola.

Il corposo corredo probatorio raccolto dai carabinieri è stato arricchito dalle testimonianze di alcuni collaboratori di giustizia e da un’estesa attività di acquisizioni testimoniali da parte di clienti abituali dei pusher dell’organizzazione. L’indagine ha dimostrato la piena operatività del clan anche tra il 2017 e il 2019.