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Bari, rapina in casa dell'avvocato: clan chiede ai ladri “il pizzo” sul bottino

Bari, rapina in casa dell'avvocato: clan chiede ai ladri “il pizzo” sul bottino

Ai presunti rapinatori arrestati oggi con l'accusa di aver compiuto una rapina con il sequestro di tre donne (tra cui una minorenne) nell'abitazione dell'avvocato barese Massimo Navach, pare che soggetti legati alla criminalità organizzata abbiano chiesto ai ladri “il pizzo” sui proventi del colpo. Il particolare emerge dagli atti di indagine che hanno portato oggi all'arresto di tre pregiudicati baresi accusati di rapina pluriaggravata, sequestro di persona e detenzione illegale di arma da sparo.

 

“Questi vanno facendo le estorsioni ai ladri” avrebbero detto gli indagati, riferendosi ad affiliati ad un clan barese. Per pagare meno, però, i tre si sarebbero accordati sull'importo del bottino, quantificando il valore della rapina in 15mila euro rispetto agli effettivi 500mila. Nell'ordinanza di arresto, emessa dal gip Giovanni Abbattista, i tre avrebbero ammesso di aver simulato un accento napoletano (come descritto nelle denunce delle vittime).

 

"Se stai zitta non ti succede niente, se urli ammazzo te o tua figlia - avrebbero detto durante la rapina alle tre donne immobilizzate - Aspettate quindici minuti prima di chiamare i soccorsi. Se non lo fai, sappi che conosco bene te e la tua famiglia, domani torno e ti ammazzo". Dagli atti emerge anche il riferimento ad un noto ricettatore del nord barese al quale il gruppo avrebbe rivenduto la refurtiva.

 

Gli arrestati sabato sono stati sottoposti questa mattina ad interrogatorio di convalida dal gip Sergio Di Paola e si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. 

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