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Omicidio Pordenone, Ruotolo davanti al pm: “Non ho sparato a Teresa e Trifone”

Omicidio Pordenone, Ruotolo davanti al pm: “Non ho sparato a Teresa e Trifone”

"Ma sta scherzando avvocato? Assolutamente no". È con queste parole che Giosuè Ruotolo ha risposto a una domanda diretta dell'avvocato di parte civile Daniele Fabrizi che, nel pomeriggio, gli ha chiesto, durante l'udienza nella quale sta deponendo, "ha sparato lei a Teresa e Trifone?". Ruotolo ha anche risposto di non sapere chi abbia sparato alla coppia, "sennò - ha aggiunto - lo avrei detto".

 

Giosuè Ruotolo è l’unico imputato del duplice omicidio della coppia di fidanzati Teresa Costanza e Trifone Ragone, uccisi nel parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone la sera del 17 marzo 2015, e da stamattina sta rispondendo in udienza, davanti alla Corte di Assise di Udine, alle domande del pm Pier Umberto Vallerin.

 

"Quando siamo andati sul posto, i commilitoni dicevano lo prenderanno subito, allora non ho detto a nessuno che ero stato lì perché non avevo visto nulla", ha aggiunto Ruotolo spiegando il motivo per cui inizialmente non disse a nessuno di essere uscito di casa quel tardo pomeriggio per andare in palestra e di essersi fermato nel parcheggio del palazzetto dello sport dove vennero uccisi i fidanzati. Non lo disse né ai coinquilini con cui si recò nel parcheggio quando la sera si diffuse la notizia del ritrovamento dei corpi senza vita della coppia. E non lo disse inizialmente neppure agli inquirenti.

 

"Si sapeva solo di due persone morte in un auto. Non so perché i commilitoni dicessero così", ha risposto quando il pm Vallerin ha obiettato che fino a mezzogiorno del giorno dopo non si era parlato di omicidio. "Non ho ritenuto di dire nulla, sbagliando soprattutto a voi, perché non avevo visto nulla", ha ribadito.

 

“Dopo l'omicidio non sono più andato in palestra perché mia mamma, dopo aver saputo che era avvenuta quella vicenda atroce, mi ha detto di non andarci. Mi sono messo nei suoi panni e ho cambiato palestra”, ha detto invece Ruotolo in mattinata. L'udienza, la 23esima del processo che si sta celebrando nel capoluogo friulano, è interamente dedicata all'esame dell'imputato, cominciato il 31 marzo e l'esame è ripreso con l'interrogatorio del pm che ha chiesto a Ruotolo ulteriori chiarimenti sulla genesi dei messaggi Facebook inviati dal profilo Anonimo Anonimo a Teresa Costanza, spediti tra il 26 giugno e metà luglio.

 

"L'idea - ha detto Ruotolo - era partita da Romano e Renna, poco dopo il trasferimento di Trifone. Li trovai che parlavano e dicevano di contattare Teresa per informarla dei tradimenti di Trifone per tutto quello che aveva fatto in casa. Le risposte da dare a Teresa le decidevamo insieme e poi io scrivevo. Di solito erano presenti Renna e Romano, mi ricordo che lui fosse quasi sempre presente". E quando il pm gli ha ribadito che Romano era in licenza dal 30 giugno al 3 agosto, ha risposto "allora evidentemente c'era Renna".

 

“Rispetto il dolore di tutti ma non è una cosa che si è assolutamente verificata. Lo escludo categoricamente”. Ha detto Ruotolo negando categoricamente di aver chiesto alla mamma di Trifone dei soldi per un presunto debito che lo stesso Trifone aveva con lui quando, insieme ad altri commilitoni, andò a fare le condoglianze ai genitori dei due giovani fidanzati uccisi, in hotel a Pordenone. Era stata la mamma di Trifone a riferire la circostanza durante la sua testimonianza in aula. “Assolutamente non ho chiesto soldi alla mamma di Trifone, non aveva debiti con me”, ha risposto al pm Vallerin.

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