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Estorsioni a Bari, anche 1.500 euro per la festa della cresima: 6 arresti nel clan Strisciuglio – I NOMI

Cinquecento euro al mese, per alimentare ‘la cassa’ dell’associazione e finanziare le attività illecite, insieme agli affari di famiglia. Richieste continue e vessatorie, come quella di versare 1.500 euro per pagare la festa della cresima della figlia di uno degli arrestati. Con l’accusa di ‘estorsione continuata in concorso’ con l’aggravante del metodo mafioso, i Carabinieri del comando provinciale di Bari, supportati dal personale del 6° Nucleo elicotteri Carabinieri di Bari e del Nucleo cinofili di Modugno, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo pugliese, nei confronti di sei soggetti, tutti gravati da precedenti penali, ritenuti facenti parte del clan Strisciuglio, indagati per “estorsione continuata in concorso” con l’aggravante del metodo mafioso.

Gli indagati sono Vito Antonio Catacchio, 37enne, detto “Carota” o “U russ” già detenuto. Oronzo Catacchio, 45enne, conosciuto come “Renzo” o “Enzo”. Luca Antonio Sebastiano, 42enne, detto “Patana”. Lorenzo Pesce, 30enne. Leonardo Magrini, 46enne, detto “Dino”. E Cosimo Profeta, 23enne.

L’indagine trae origine dalla denuncia di estorsione presentata nel gennaio 2021 dal titolare di un’agenzia di scommesse del centro cittadino, terrorizzato dalle asfissianti richieste estorsive avanzate dagli appartenenti al gruppo criminale, i quali si erano spinti a chiedere soldi anche a casa della vittima, destabilizzando l’ambiente familiare. A seguito della denuncia, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Bari San Paolo, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, hanno avviato immediatamente le indagini, condotte sia con metodi tradizionali sia con attività tecniche.

Gli sviluppi investigativi hanno consentito di accertare che l’esercente era stato vittima di una duplice richiesta estorsiva rivolta da personaggi appartenenti al gruppo di San Pio-Enziteto del clan Strisciuglio. La prima, pari a 30mila euro, era stata richiesta a fronte di un iniziale prestito di 15mila euro, volto a saldare i debiti maturati dalla vittima per la gestione di una agenzia di scommesse, di seguito cessata. Nonostante l’avvenuto saldo del debito, alla vittima era stato intimato di proseguire nel pagamento di 500 euro mensili, al fine di alimentare la “cassa” dell’associazione e finanziarne le attività illecite sul territorio. È stato anche accertato, in un’occasione, che era stato chiesto il pagamento di 1.500 euro, al fine di sostenere le spese per la cresima della figlia di uno degli arrestati.

Una seconda richiesta estorsiva di 10mila euro era stata avanzata da un altro indagato del gruppo, al fine di sostenere le spese legali relative al suo arresto in flagranza, contestando falsamente alla vittima un suo coinvolgimento nella vicenda. Lo stesso soggetto, inoltre, a fronte di un prestito di 7.500 euro per l’avviamento di un’agenzia di scommesse a Bari, aveva rivendicato il pagamento ingiustificato di 38mila euro a titolo di “liquidazione” per l’automa decisione di interrompere l’asserita co-gestione dell’attività, costringendo così il denunciante ad assumere lui e sua moglie, senza che gli stessi svolgessero realmente attività lavorativa. Inoltre, al fine di “ripulire” le somme indebitamente ricevute, si era fatto intestare delle vincite in realtà conseguite da clienti del centro scommesse.

È stato quindi ricostruito l’assoluto profilo criminale degli indagati che rivendicavano il costante pagamento mensile anche mediante il ricorso ad azioni di forza, sempre scongiurate grazie al puntuale intervento preventivo degli inquirenti. Ed è stata documentata la loro spregiudicatezza, tanto che, in più occasioni, in pieno giorno avevano asportato le somme giacenti nei VLT (apparecchi elettronici che erogano vincite in denaro) presenti nell’agenzia di scommesse, impossessandosi delle chiavi di apertura dei macchinari all’insaputa del titolare. Il Gip ha riconosciuto a carico degli indagati l’aggravante di aver agito con metodo mafioso, mediante la sopraffazione della vittima e l’utilizzo della forza di intimidazione derivante dalla riconducibilità degli stessi al clan Strisciuglio, oltre ad aver commesso il fatto al fine di agevolare l’articolazione locale del clan facente capo a uno di loro.

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