/* pubblicità google */ /* pubblicità automatica negli articoli */

Omicidio Noemi, il fidanzato: “Se mi ammazzavo era meglio”. È controllato a vista in una struttura protetta

Omicidio Noemi, il fidanzato: “Se mi ammazzavo era meglio”. È controllato a vista in una struttura protetta

"Ho sbagliato, potevo uccidermi io e avrei evitato questo casino". Chiuso in una struttura protetta, il fidanzato di Noemi Durini continua a disperarsi per quello che ha fatto e continua ad essere confuso, alternando momenti di depressione e agitazione. Il ragazzo, secondo quanto si apprende, è tenuto costantemente sotto controllo per il timore che possa compiere gesti estremi. La direttrice della struttura avrebbe espresso la sua preoccupazione e avrebbe disposto che all'interno non trapeli alcun particolare sul clamore mediatico prodotto dal delitto. Il giovane è in attesa dell'interrogatorio di convalida del fermo da parte del giudice.

 

Intanto trapelano anche delle dichiarazioni che il padre avrebbe fatto ad alcuni famigliari commentando le indagini a suo carico per sequestro di persona e occultamento di cadavere. "Non sapevo nulla e mai avrei aiutato mio figlio a commettere un simile gesto. Lucio mi ha detto dell'omicidio la sera prima del ritrovamento del corpo di Noemi e mi ha comunicato anche la sua decisione di volersi costituire ai carabinieri. Io gli ho risposto: 'Se hai le palle ci devi andare da solo' cosa che ha poi fatto ieri”.

 

La madre del ragazzo, invece, davanti alle telecamere de La Vita In Diretta (Rai 1) legge il contenuto di un biglietto che il diciassettenne avrebbe lasciato ai genitori. "Quello che ho fatto è stato per l'amore che provo per voi. Noemi voleva che io vi uccidessi per potere avermi con sé. Sono un fallito e mi faccio schifo. Lucio. Ti voglio bene papà e mamma". La madre del ragazzo, parlando del rapporto tra i due giovani ha raccontato inoltre episodi di gelosia: "Lui non doveva guardarsi intorno, non si doveva guardare intorno se c'era qualche ragazza, forse si è girato ed è venuto a casa tutto graffiato, col sangue. Mio figlio era calmo, subiva e ultimamente ha reagito così. Reagiva, quando la vedeva. Lei voleva entrare nella famiglia, essere accettata da noi, noi non la potevamo accettare per quello che sentivamo dire su di lei. Abbiamo chiesto all'assistente sociale di allontanarlo, abbiamo chiesto a tante parti, nessuno ci ha aiutato".

 

Alla domanda se il ragazzo fosse in cura, la madre ha confermato. "Ha fatto 3 TSO (trattamento sanitario obbligatorio) per colpa di questa ragazza, gli ha fatto il lavaggio del cervello, l'ha fatto diventare un mostro".

Utilizziamo cookies per fornirti la miglior esperienza di navigazione. Nessun tuo dato sensibile sarà salvato ne venduto a terzi come da richiesta del GDPR.