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Bari, picchiano a sangue coppia gay. Indagati si difendono: "Nessun insulto omofobo". Per il giudice sono 'violenti senza scrupoli'

Bari, picchiano a sangue coppia gay. Indagati si difendono: "Nessun insulto omofobo". Per il giudice sono 'violenti senza scrupoli'

Hanno ammesso di aver partecipato al pestaggio negando di averlo fatto perché i due ragazzi erano omosessuali. Si sono difesi così dinanzi al giudice i due ragazzi di 19 e 20 anni in carcere da mercoledì scorso con l'accusa di aver picchiato e rapinato lo scorso 8 giugno una coppia gay in Largo Adua, nel centro di Bari.

 

Al gip del tribunale di Bari Giulia Romanazzi che li ha interrogati in carcere, i due indagati hanno spiegato di essere intervenuti in un momento successivo, in difesa di alcuni amici, di non sapere nulla degli insulti omofobi e di non aver derubato le due vittime. Stando alle indagini della Squadra mobile di Bari, coordinate dal pm Bruna Manganelli, un gruppo di sette giovani (i due arrestati, un minorenne attualmente indagato in stato di libertà e altre quattro persone non ancora identificate) avrebbe insultato la coppia all'esterno di un ristorante per poi picchiarla violentemente e rapinarla di due collanine e un anello.

 

Nell'ordinanza di arresto il giudice parla di "brutale e balorda aggressione", ritenendo che i due indagati "abbiano dimestichezza ed abitudine a comportamenti violenti, assenza di scrupoli e freni inibitori", "ove si consideri - si legge negli atti - che, con violenza inaudita e gratuita, picchiavano selvaggiamente" i due malcapitati "in un luogo pubblico, alla presenza di molte persone e senza preoccuparsi di essere individuati dai numerosi testimoni".

 

"Ad ulteriore conferma della pericolosità sociale degli indagati - prosegue il giudice - si evidenzia che, prima di aggredire brutalmente e rapinare le vittime, le avevano anche ingiuriate in ragione del loro orientamento sessuale" e che quindi "verificandosi l'occasione, possano facilmente commettere reati che offendano lo stesso bene giuridico".

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