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Monopoli, pescatore di professione e spacciatore per passione: in casa una serra per la coltivazione di marijuana. Preso 38enne

Monopoli, pescatore di professione e spacciatore per passione: in casa una serra per la coltivazione di marijuana. Preso 38enne

Un pescatore di Monopoli, 38enne volto noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dai Carabinieri con l’accusa di coltivazione, produzione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e per possesso illecito di beni culturali. Nella sua abitazione l’uomo aveva allestito una coltivazione di marijuana, una vera e propria serra portatile dotata di impianto di areazione, illuminazione, riscaldamento e dove erano conservate nove piante alte più di un metro.

 

Il 38enne aveva inoltre predisposto un impianto rudimentale per l’essiccazione. Durante l’operazione i militari hanno trovato anche un’antica anfora verosimilmente di epoca romana, illecitamente detenuta dall’uomo in violazione della normativa in materia di Beni Culturali.

 

L’anfora, alta circa un metro, in ottimo stato di conservazione, per il momento rimane custodita nella caserma dei Carabinieri di Monopoli, in attesa di essere consegnata alla Soprintendenza Archeologia delle Belle Arti e Paesaggio di Bari, dove sarà sottoposta a perizia. Dopo la convalida dell’arresto il monopolitano è stato rimesso in libertà, ma dovrà presentarsi ogni giorno in caserma, in attesa del processo con rito abbreviato, previsto per il prossimo gennaio.

L'indagine che ha portato agli arresti di oggi è stata avviata nel 2015 e riguarda un gruppo criminale armato, vicino a clan barese dei Di Cosola, in grado di rifornire con ogni specie di droga le fiorenti piazze di spaccio del barese e della Bat (Molfetta, Bitonto, Giovinazzo e Trani), con un giro di affari di migliaia di euro al giorno. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno sequestrato un Kalashnikov a uno degli spacciatori del gruppo e da quest'arma è stato possibile individuare ed arrestare il presunto responsabile di un tentativo di omicidio avvenuto a Molfetta nel settembre del 2015 nei pressi del luna park allestito in occasione della festa patronale.

 

Il presunto responsabile, Nicola Abbrescia, tentò di assassinare un altro spacciatore, poiché aveva mantenuto un legame sentimentale clandestino con la compagna di uno degli altri componenti del gruppo. Oltre ad Abbrescia, è stata arrestata la sua compagna, Maria Fiore, figlia del defunto boss Alfredo Fiore ucciso davanti alla sua bancarella di via La Malfa a Molfetta nel marzo del 2014. Secondo l'accusa, Abbrescia si riforniva di droga nel quartiere Libertà di Bari per raggiungere poi i comuni del nord barese dove gestiva gli affari di spaccio con Michele Arciuli e Saverio e Giuseppe Pappagallo, padre e figlio.

 

Le ordinanze di custodia cautelare sono state notificate anche ad altre due donne accusate di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, compagne di alcuni degli uomini arrestati. Nel corso dell'indagine sono stati arrestati, in flagranza, sette pregiudicati sequestrando un kalashnikov, due pistole, centinaia di munizioni, e in varie circostanze, circa 2,5 kg di marijuana; 1100 dosi di hascisc (2,2 kg) e 450 dosi di cocaina pura per un peso di 250 gr e qualche dose di eroina.

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