/* pubblicità google */ /* pubblicità automatica negli articoli */

Bari, aspiranti toghe "in minigonna": la Procura indaga sul consigliere di Stato Bellomo

Bari, aspiranti toghe "in minigonna": la Procura indaga sul consigliere di Stato Bellomo

La Procura di Bari ha aperto un'indagine conoscitiva sulla vicenda relativa al giudice del Consiglio di Stato Francesco Bellomo, di origini baresi, che avrebbe obbligato le allieve della sua scuola privata di formazione per magistrati "Diritto e Scienza" a presentarsi ai corsi in minigonna, tacchi a spillo e trucco marcato, pretendendo anche che non fossero sposate. Questo è quanto denuncia il padre di una studentessa: denuncia, presentata a Piacenza, che ha dato avvio fino ad oggi a un procedimento disciplinare nei confronti del consigliere e ad accertamenti sull'intera vicenda anche sul piano penale, come scritto da alcuni quotidiani.

 

La scuola ha tre sedi in Italia, a Milano, Roma e Bari. Oggi i magistrati di via Nazariantz hanno aperto un fascicolo "modello 45", cioè senza ipotesi di reato né indagati, proprio per accertare eventuali condotte illecite commesse anche nel capoluogo pugliese. "Mia figlia sta cercando di tornare a una vita normale", dice il padre della ragazza piacentina che accusa Francesco Bellomo, il consigliere di Stato, direttore della scuola 'Diritto e scienza' finito nella bufera per i contratti ai borsisti.

 

La ragazza ha denunciato vessazioni e minacce durante il corso per aspiranti magistrati. L'uomo riferisce che la ragazza - laureata alla Cattolica di Piacenza - ora sta meglio ma "questa odissea le ha distrutto la vita. Ha ripreso a mangiare e a studiare, ma è ancora in cura dagli psicologi". Ripete che la figlia "è stata sotto ricatto per troppo tempo attraverso il contratto che come borsista doveva firmare per mantenere la borsa di studio". Bellomo avrebbe cercato, dopo aver appreso della denuncia, di arrivare a una conciliazione con la ragazza. Avrebbe inviato i carabinieri per convincere la famiglia a cedere. "Sono venuti più volte, chiedevano a mia figlia di firmare un atto di conciliazione. Sono venuti a maggio, e poi a ottobre, ma lei era in ospedale".

 

L'Associazione Nazionale Magistrati Amministrativi, Anma, chiede che si chiariscano con rapidità i fatti: "Si intervenga con la massima sollecitudine - sottolinea Fabio Mattei, presidente Anma - ma allo stesso tempo evitiamo, poiché non è in gioco la funzione giurisdizionale, che un episodio diventi l'occasione per un'altra caccia alle streghe contro la giustizia amministrativa". "Gli organi di controllo disciplinari - aggiunge Mattei - sono già stati attivati, a dimostrazione di un sistema che funziona che, con i dovuti approfondimenti, verificherà la vicenda. Sia chiaro, comunque, che nella giustizia amministrativa non c'è spazio per condotte quali quelle riportate dalla stampa".

BLOG COMMENTS POWERED BY DISQUS

Utilizziamo cookies per fornirti la miglior esperienza di navigazione. Nessun tuo dato sensibile sarà salvato.