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Estorsioni, traffico di armi e droga. Assolto il boss Strisciuglio: “Non poteva dare ordini dal carcere”

Domenico Strisciuglio, soprannominato ‘Mimmo la luna’, in carcere da 17 anni al 41 bis, non sarebbe più a capo del clan barese che porta il suo nome. Al sul posto, in qualità di reggente dell’organizzazione mafiosa, ci sarebbe suo fratello Sigismondo, anche lui detenuto da tempo, ma in un regime meno restrittivo del ‘carcere duro’ che gli avrebbe consentito di continuare a gestire gli affari del clan.

 

Il gup del Tribunale di Bari Francesco Pellecchia ha infatti assolto Mimmo dall’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso “per non aver commesso il fatto” e ha invece condannato il fratello Sigismondo. Mimmo Strisciuglio, difeso dall’avvocato Massimo Roberto Chiusolo, secondo la difesa, non poteva più dare ordini dal carcere. La sentenza è stata emessa al termine del processo “Agorà” che si è celebrato con rito abbreviato nell’aula bunker di Bitonto (Bari) nei confronti di 49 presunti affiliati al clan accusati di mafia, traffico e spaccio di droga, detenzione di armi ed esplosivi, lesioni personali aggravate, estorsioni.

 

I fatti contestati dal pm della Dda di Bari Patrizia Rautiis si riferiscono agli anni 2011-2015. Il giudice ha condannato 41 imputati a pene comprese fra i 20 anni e i 3 anni e 4 mesi di reclusione e ne ha assolti 8, fra i quali appunto il boss. Sigismondo Strisciuglio dovrà scontare una pena a 18 anni di reclusione. Sua moglie Eugenia Prudente, unica donna imputata, è stata condannata a 8 anni e 8 mesi di reclusione per aver portato droga al marito in cella.

 

Tra gli episodi contestati c’è anche una estorsione ad un cantiere edile di Carbonara. Due presunti affiliati al clan, Michele Tesauro e l’ultrà del Bari Silvano Scannicchio (condannati rispettivamente a 20 anni e a 4 anni di reclusione), avrebbero imposto ad un imprenditore nel settembre 2012 un contratto di guardiania da 1500 euro al mese, minacciandolo di ritorsioni. Tesauro è stato ritenuto responsabile anche di mafia e droga, mentre Scannicchio da queste accuse è stato assolto. Stando alle indagini dei carabinieri, il clan gestiva soprattutto spaccio di droga, nei quartieri baresi Libertà, Bari Vecchia, San Girolamo, Carbonara, Santo Spirito e San Pio, ingaggiando in alcuni casi minorenni.

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