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Bari, subì violenze ma denunciò in ritardo: scarcerato presunto aggressore. Ai domiciliari con braccialetto elettronico

C’è voluta una ventina di giorni ma alla fine il braccialetto elettronico è arrivato ed è stato effettivamente scarcerato oggi, tornando a casa ad Acquaviva delle Fonti in regime di arresti domiciliari, il 51enne Maurizio Zecca, arrestato il 13 novembre scorso per violenza sessuale e stalking nei confronti di una dottoressa in servizio presso un ambulatorio di guardia medica della provincia di Bari.

 

A due settimane dall’arresto, il Tribunale del Riesame di Bari aveva disposto la scarcerazione dell’uomo con concessione dei domiciliari ritenendo improcedibile il reato di violenza sessuale perché denunciato troppo tardi, dopo 9 mesi, quindi oltre i 6 mesi previsti per legge. Nonostante il provvedimento di scarcerazione, l’indagato è rimasto in cella fino ad oggi perché non era disponibile il braccialetto elettronico.

 

Nei giorni successivi alla decisione del Riesame, intorno alla vicenda si sono sollevate numerose polemiche e critiche, invocando anche l’intervento della politica perché si proceda ad una modifica normativa sui termini di presentazione delle denunce per determinati reati. La stessa Procura ha poi impugnato il provvedimento in Cassazione insistendo per il carcere.

 

Secondo il pm che ha coordinato le indagini, Simona Filoni, le persecuzioni sono iniziate a ottobre 2016 e sono proseguite ininterrottamente fino a novembre scorso, passando per l’episodio della violenza sessuale nell’ambulatorio (a dicembre 2016) e per diversi altri episodi che configurerebbero, se analizzati singolarmente, autonomi delitti di minacce gravi, violenza privata, violazione di domicilio aggravata, molestie alle persone e procurato allarme, tutti perseguibili d’ufficio, superando quindi il problema della improcedibilità per querela tardiva.

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