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Bari, giornalista del Tg1 aggredita al Libertà: “Chi mi ha presa a schiaffi risponderà delle sue azioni in tribunale”

“Il mio dovere e sollevare domande. E fino a quando avrò la forza per farlo continuerò a porle”. Così Maria Grazia Mazzola, intervistata da Antonella Napoli per Articolo 21, commenta l’aggressione subita ieri a Bari mentre era impegnata in un’inchiesta sulle baby gang e la criminalità in Puglia.

 

“L’episodio di cui sono stata vittima non resterà impunito – afferma la Mazzola – Monica Leara, la moglie del boss 45enne Lorenzo Caldarola, affiliato al clan Strisciuglio, che ieri pomeriggio mi ha presa a schiaffi per impedirmi di intervistarla risponderà delle sue azioni in Tribunale. Ma ciò a cui tengo di più è che dove c’è stata una ferita possa crescere un albero. I quartieri di San Paolo e della Libertà vanno risanati. Ma senza militarizzare. Questo e ciò che ho chiesto al sindaco Decaro quando ieri mi ha chiamata” racconta mentre in macchina è diretta all’aeroporto per rientrare a Roma.

 

“Ero a Bari per un’inchiesta sulle baby gang – continua la giornalista del Tg 1 – e sull’educazione dei minori nell’ambito del progetto ‘Liberi di scegliere’, un lavoro che sto portando avanti da tempo con Libera per il Tg1. L’intervista riguardava uno dei due figli della donna e di Caldarola, un ragazzo poco più che 18enne fermato con un considerevole quantitativo di droga ma lasciato libero perché considerata per uso personale. Ero andata da questa famiglia proprio per questi due figli, uno condannato per omicidio e l’altro con un procedimento penale per rapina e violenza sessuale su minorenne. Quando ho provato a chiedere alla madre di parlare dei ragazzi lei mi ha colpita. Eppure io avevo provato ad aprire un dialogo con molto garbo ed ero pronta ad andarmene, ma lei mi ha aggredita”.

 

“I Caldarola sono il prototipo delle famiglie in cui matura il disagio che poi porta a delinquere – evidenzia la Mazzola – ed è per questo che ero lì, per fare domande, per portare alla luce quello che avviene in queste realtà. È la mia vocazione. Mi auguro che la mia vicenda possa determinare un cambio di passo. Non auspico una militarizzazione, la mia inchiesta non era per chiedere l’esercito, ma risanamento. Io ho chiesto al sindaco, per favore, di rafforzare l’intervento sociale. Subito. Bisogna dare risposte ai giovanissimi che hanno il peso sopra le spalle di queste famiglie mafiose che compiono azioni criminali, intimidazioni che pesano sul futuro di questi ragazzi. Lo schiaffo rivolto a me ha pesato più su questi ragazzini, sui più deboli, chi ha i genitori disoccupati o in carcere. È lì dove bisogna intervenire”.

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