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Il comandante Alfa del Gis si racconta: "A Barivecchia un arrestato mi chiese l'autografo"


Il comandante Alfa del Gis si racconta: "A Barivecchia un arrestato mi chiese l'autografo"

Intervista di Roberto Maggi 

 

“Spero che i giovani possano avvicinarsi alle forze armate dopo aver letto questo libro”. Il comandante Alfa, uno dei fondatori del Gis dei Carabinieri (Gruppo di Intervento Speciale), è venuto a Bari per presentare il suo lavoro dal titolo “Missioni segrete”. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare qualche aneddoto sulla sua lunga carriera nelle “Teste di cuoio”, relativa alle operazioni nella città di Bari.

 

“Erano gli anni ’90 quando facemmo un’irruzione nel Borgo Antico – spiega il comandante Alfa – per catturare alcuni spacciatori di droga. Era un periodo particolare e questi soggetti non tagliavano bene la sostanza stupefacente, tanto da mandare in overdose alcuni ‘fruitori’. Ci chiamarono e mi rimase impressa la resistenza di una donna che si attaccò ai mobili pur di non essere portata fuori. Ma la cosa più assurda è che quando portammo via anche il figlio, lo stesso ci chiese se fossimo davvero noi le Teste di cuoio. Insomma, gli facemmo un autografo su richiesta”.

 

E se da un lato ci si augura, specie al Sud, che i giovani possano resistere alle tentazioni di soldi e potere della criminalità organizzata, l’altro problema di stretta attualità è quello del terrorismo islamico. “È diverso da quello che abbiamo vissuto in Italia – conclude il fondatore del Gis – Non è negoziabile ma spero che il futuro Governo faccia almeno un terzo di quello che ha promesso in tema di sicurezza. Ma costa, e non bisogna di certo tagliare le forze dell’ordine”.

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